"Vogliamo essere quell'edificio solidamente costruito, fondato sulla roccia, che il vento dell'amor proprio e dell'orgoglio non potrà mai far crollare". Luigia Tincani
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EPISODIO 3

 

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La famiglia Tincani a Bologna.


BOLOGNA

Nella famiglia è soprattutto la capacità di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme, in una continua  scoperta e costruzione di prossimità. La famiglia è fatta di persone diverse, in relazione…che si accolgono a vicenda. La famiglia  è il «luogo dove si impara a convivere nella differenza»:  le voci sono molteplici e ciascuna è insostituibile.     
                                                                                                                                                                                                                                                    (Papa Francesco, 24 gennaio 2015)

Sembra il programma della famiglia Tincani.

Nel 1901 il prof.  Tincani fu trasferito come Provveditore agli studi a Bologna, con grande gioia di tutti i familiari e sua. Fu un'esperienza fortissima per la famiglia. La "dotta" Bologna stimolava le intelligenze di quei ragazzi e il confronto con insegnanti e compagni atei o anticlericali insegnò loro a  rimanere fermi nella fede, con rispetto per le idee diverse: fraternizzavano serenamente, con dignità e senza cattiveria, con persone che non la pensavano come loro, ma rimanevano inflessibili nelle loro idee. Avevano avuto l’esempio dal padre che, per anni, aveva vissuto in un ambiente difficile che aveva frequentato senza piegarsi mai. Essere consapevoli e fieri della propria identità e nello stesso tempo accoglienti con tutti sarà la caratteristica della vita dei quattro Tincani e degli ambienti che essi influenzeranno. Gina, la più vicina al babbo in questo,  fonderà una famiglia di consacrate desiderose di vivere in pieno nel mondo, ma non del mondo, per portarvi Cristo e il suo amore. Paolo VI, nel 1974 dirà alle Missionarie che il Professor Tincani, "tanto benemerito egli stesso della scuola, forse aveva meritato, nelle vie del Signore, che la vocazione scolastica fosse travasata in eredità e moltiplicata in frutti e in forme misteriose proprio nella famiglia religiosa"di Gina e di Bice. E per ricordare Gina dopo la sua morte, quel Papa che conosceva bene i Tincani userà l'immagine della famiglia: "Luigia Tincani ha amato! si è consacrata a una sola idea, che è di quelle così grandi, così feconde, così vive, così autentiche che riempiono davvero una vita e la possono fare buona, perfetta e così santa ed esuberante da diventare famiglia".
Molti amici nuovi entrarono nella vita dei quattro fratelli, i colleghi del padre, personalità del mondo letterario italiano: Carducci, Pascoli, Gandino, D'Ovidio, Zanichelli, Tescari, Porena; le famiglie amiche: Casati, Semprini, Trombetti; i Sacerdoti e i Religiosi di vari Ordini amici della famiglia, in particolare: Padre Fracassetti, barnabita e il domenicano Padre Righi.
Mamma Tincani era una brava educatrice e insegnava con successo ai figli a saper valutare le situazioni nuove e spesso complesse e a saper fare da sé: Andrea era bravissimo negli studi di giurisprudenza, le sorelle erano tutte e tre intente a imparare e industriose donne di casa, artiste di talento. L'ambiente familiare li responsabilizzava e li faceva crescere liberi e intraprendenti, le vocazioni si andavano delineando, l'amore alla scuola contagiava soprattutto le figlie che in maniera diversa sceglieranno quella strada, Dio busserà tre volte alla porta per sentirsi rispondere di sì, appassionatamente dalle figlie, in maniera sofferta ma piena di fede dai genitori.. Quella mamma, brava in tutto, non riusciva invece in alcun modo a guarire il marito dalla passione per l'acquisto sistematico di nuovi libri: la sentivano ripetere al papà, ad ogni ritorno sospetto a casa: "Ma, Carlo!" e lui, vedendosi scoperto,  con convinta sincerità: "Marietta, è l'ultimo!"e il giorno dopo non resisteva alla tentazione di fermarsi di nuovo alla bancarella dei libri rari e di comperare… "l’ultimo", che nascondeva sotto la giacca.
Per il nuovo provveditore fu facile orientarsi nella scuola bolognese. Da vero uomo di scuola e convinto educatore. Ma a Bologna molti professori e aspiravano a  posti di comando. E così Carlo Tincani, il 1° gennaio 1903 fu privato della carica che fu assegnata a un altro. … Il Tincani rifiutò la sede di Palermo per amore della famiglia, che non voleva allontanare da Bologna, perché il figlio e le tre figlie si stavano aprendo con gioia alla cultura e alla spiritualità e si adattò a svolgere vari compiti via via assegnatigli nelle biblioteche delle città vicine, tornando il sabato sera a casa.  Per fortuna in quella famiglia ci si voleva bene. E c'era bisogno che si volessero bene e si sostenessero a vicenda, e in tal modo  la giornata dei Tincani era gioiosa e impegnata, condivisa in pieno da tutti e i più giovani imparavano a capire, a giudicare e distinguere bene e male, con naturalezza e semplicità. 


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Gina, la quinta da sinistra nella prima fila, alle Magistrali Manzolini.

 

Bice e Gina erano iscritte alla Scuola Normale statale "A. Manzolini", dove avrebbero conseguito il diploma magistrale, Bice nel 1903 a 16 anni e Luigia nel 1904 a 15 anni.
Anche se i sogni dei quattro ragazzi erano grandi e audaci, il quotidiano  era fatto di piccoli doveri responsabilmente assunti, delle tante piccole cose da nulla, insignificanti all'apparenza,  ma capaci di fare famiglia: le letterine che partivano e arrivavano, sullo stile dei nostri SMS, con linguaggio poco curato, da lessico familiare,  intessevano una rete di amore profondo, sottinteso più che espresso. Ascoltiamoli:

Bologna 26 gennaio 1901  "Caro Papà, ho avuto l'influenza e sono stata a letto tre giorni, mi sono alzata appena oggi, ma sto benino e lunedì spero di poter tornare a scuola.  Gli altri stanno tutti bene anche la mamma che migliora sempre.  Se puoi, cerca di tornare a casa lunedì, ma se non ti fosse possibile ricordati di mandare gli auguri a P. Fracassetti perché la sua festa è martedì.
Ciao, tanti baci da tutti noi.  La tua Bice
Caro   papà,  Se non ti ho scritto io finora è perché arrivavo sempre in ritardo quando ti avevano già scritto gli altri del resto ti avrei scritto dei volumi. Ti mando adesso tanti saluti e baci e ti ricordo per parte della mamma di scrivere a Roma. tua Angiolina".

Gina così scriveva all’"Egregio Giovane Andrea Tincani, Via Alba n.36  Cuneo", che stava in vacanza presso gli amici Casati e soffriva un poco di nostalgia di casa:

"Caro Andrea, Abbiamo ricevuto questa mattina la tua cartolina, continua sempre a tenerci informati di tutto. Fatti coraggio; noi preghiamo e pregheremo ancora per te. Po è mesto e ti cerca. Tua sorella Gina".

Stava con Andrea Bice e Gina a lei manda le ultime notizie di casa: la malattia del papà preoccupava tutti:

"Cara Bice, Il Papà sta meglio, e questa mattina è andato alla Scuola tecnica per lo scrutinio; la mamma sta benino, l'Angiolina, io, l'Adele, Po, stiamo bene, micio sta bene anche lui… Tu divertiti, ridi, gioca, ma non dormir troppo, (questi vengono dalla mamma) e di all'Andrea di non fumar troppo, ecc.ecc. Ho da mandarti i saluti dei Signori Premoli, dell'Ester Mattei, del direttore Toti che è venuto a trovare il papà   prima di partire.  L'Emma Premoli è tutta contenta della cartolina che le hai mandata e la mostra a tutti.  Saluta da parte nostra i Signori Casati, la Mamma, l'Angiolina, l'Adele, Po, ti salutano e ti baciano, micio non ancora.   Dalla tua Gina tanti baci.Bacia e saluta per tutti l'Andrea".  (Gina)

Ma il papà preferì dare lui le informazioni sulla sua salute:

"Cari figlioli, scrivo io, perché possiate essere più tranquilli. Stamane sono stato alla scuola accompagnato dall'Angiolina. Le gambe erano deboli, non forte la testa, ma ho potuto fare quanto avevo stabilito e dovevo.  Ora - sono le 17 - sto meglio: ma non ho ancora voglia di mangiare, io, che ne ho sempre. Verrà. La mia gamba sinistra è scorticata per la senape. Divertitevi saviamente e discretamente e da bravi figlioli; e alla Signora Casati per l'incommodo grave date almeno questo compenso, di mostrar di capire la molta sua gentilezza".

E continuava, aggiornandoli sulla salute della mamma:

Bologna 1902
" Toccava oggi all'Angiolina: ma l'Angiolina è sempre l'Angiolina; e perciò anche oggi, anzi stasera, scrivo io, che, come vedete, non sempre sono io. Non ho più febbre da due giorni: ma mi perdura ostinata una fastidiosissima inappetenza, che mi mette di cattivo umore. Passerà. La mamma sta un po' meglio, e c'è da sperare che fra non molto possiamo dire che sta bene. Canteremo allora e grideremo in coro il ritornello della canzone popolare parmense "sonè, ciòche, sbarè, canùn", suonate campane, sparate cannoni. La Gina si viene ricolorendo, non ostanti certi capriccetti che fa per voler legger ciò che la mamma non vuole, le tragedie greche che ha scoperto tra i miei libri. Po' spia dalla finestra il vostro ritorno, e ai nomi vostri che noi ripetiamo, manda certi urli di gioia che paiono inni. Il caldo in quei momenti non pare che lo turbi più".

L'Andrea scrive alle sorelle distinguendo chi vuol salutare con più espansione e chi no:

Bologna - 7.8.'02
"Cara Angiolina,Abbiamo ricevuto la tua lettera, e siamo oltremodo contenti che abbiate fatto buon viaggio. Consegnerò a Cecco la musica che troverò e il pizzo. Ricambia i saluti cordiali per parte di tutti a tutti. Da' un bacio alla Nani per me e per Bice, ed uno alla Maria solo per parte della Bice, non per me. Un bacio a te e alla Gina da tutti.  Andrea
Il papà ringrazia il professore della lettera e lo saluta cordialmente".

Era l'agosto 1902 e dal luogo di villeggiatura partiva questa lettera a quattro mani di Angiolina e Gina, orgogliose dei commenti che le amiche facevano del loro fratello:

"Cara mamma, noi stiamo benissimo, dormiamo insieme in una bella stanzina d'angolo. Anche la Gina non ha più la solita fiacca che aveva a Bologna; cammina e corre come un capriolo. Quest'oggi a tavola han detto che l'Andrea è una bella macia, sono incaricata di trasmettergli il complimento. La Gina vuole che comperiate dal drogherino un gomitolo di cotone cordonetto 70 e un uncinetto corrispondente (non ce n'è bisogno/Gina) che consegnerete poi al Ceco – l'autista del pulman di linea -  insieme coi cerchietti e i bastoni pel giuoco delle grazie. Sono incaricata dei saluti di tutti per tutti voi per la mamma il papà e la Bice e per l'Andrea. Saluti a Po e a micio. A te mamma un milione di baci. Come sta la tua schiena? Scrivete tutti i giorni. Angiolina e Gina".

Andrea apre uno spaccato sulla vita dei Tincani a Bologna quando scrive "versi" che non conosciamo alla sua "fidanzata", la Jole, professoressa di inglese che nel 1909 sarebbe diventata   sua sposa.

Bologna - 11 giugno 1903.  "Amica mia,  questi versi mi uscirono dall'anima un mattino di maggio mentre dal verde di Porta Castiglione guardavo alla finestra  Sua ricca di sole e di fiori. Coscientemente ero audace, ma pure non sapevo ancora che...al Suo cuore sarei arrivato secondo. Non lo sapevo, né lo sapevo ancora la sera della Bohème, quando meno velate del solito io mi lasciai sfuggire parole, che volevano a Lei significare qualche cosa più che non semplice amicizia.  Mi perdoni; stracci questi brutti versi, se crede, e dimentichi; se no,  li tenga come pegno della forte amicizia che per lei serberà sempre il suo   A Tincani
Bologna 30 luglio 1903. Auguro tibi quod mihi A.T.(Bohème Atto II)/ "Dal mio cervel sbocciano canti, / dalle sue dita sbocciano fior".    Nota: ore 10.2 ag. Ricevo ora la tua cartolina.  Va bene:verrò mercoledì".

Dopo le timide dichiarazioni a Yole, alcune notizie e l'espressione del patriottismo tipico di tutta la famiglia:

Bologna, l'Arena del sole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bologna, Collegio San Luigi.

 


Bologna, 1° agosto 1903  "Carissima, è mezzanotte: torno ora dall'aver sentito Romanticismo di Rovetta, rappresentato all'Arena del Sole. Tu probabilmente lo sai, sono scene che rievocano la vita febbrile dei giorni del '48, quando il pensiero e il desiderio della grande patria italiana viveva e s'agitava nelle menti dei nostri avi. E' bello avere ogni tanto riportata sulle scene la nota vibrante del sentimento patriottico. Ma che proprio questo sentimento non ci sia più dato veder rivivere che sulle scene di un teatro, o nelle voci urlanti di una accozzaglia turbolenta di studenti semicoscienti? Che il grido della grande Italia non lo dobbiamo più sentir gittare che da un vecchio poeta, vecchio d'anni ma giovane ancora nel cuore per gli entusiasmi della patria?
Arrivederci martedì, alle tre e mezza. O Yole, tienti a mente: il mio cuore sarà sempre per la mia patria, per la mia famiglia e per te".

La musica era una passione di tutta la famiglia tanto che l'Angiolina il 2 febbraio 1909 scriverà alle sorelle da Roma, dove trascorre con la mamma gli ultimi giorni prima di entrare in convento:

"Mi accorgo adesso che ho dimenticato di dirvi (per la Gina) che ieri mattina in una vetrina da fotografo non ricordo in che via ho visto una fotografia splendida di una certa Emma!!"

Qualche anno dopo, il 9 aprile 1911, quando la famiglia sarà dispersa, Andrea e Jole scriveranno a Messina:

"Questa sera andiamo all'Arena alle serate di Ruggeri (fa il Marchese di Priola e dirà il V dell'Inferno e, lo spero, qualche cosa del Carducci): andremo vicino ai posti dove andavate voi anche con Angiolina, e vi penseremo tanto".

La frequenza delle sorelle Tincani al teatro, la bravura di artisti quali Emma Gramatica e Ruggero Ruggeri e il prestigio artistico delle più famose Compagnie di prosa del tempo, diedero in un primo tempo a Gina l'impressione che quell'arte potesse essere per lei uno strumento popolare, efficace ai fini della trasmissione di valori culturali, umani e religiosi, ma presto capì che non era quella la sua strada.
Poeta innamorato, Andrea si stava ormai staccando dalla famiglia d'origine per formarne una sua:

Da casa - 7 maggio 1904  Yole mia,  ho ritrovati questi versi tra le "Rime" del Petrarca. Io le scrissi a Oncino, nel sole d'agosto, che indorava una scena montana. Una fanciulla, in mezzo alle sue mucche, coglieva alcuni edelweiss, certo per mandarli al suo innamorato lontano,  forse soldato. Gli occhi miei vedevano, il mio cuore sentiva la poesia della scena, e non per essa sola tumultuava.  Desiderio mio era di renderla in versi: Vedi tu se fu vano.  Io, pertanto, ad altri fiori in altra busta chiusi dico che cantino la mia canzone.  Andrea
Giunge al mattino aureo la bella/ cantatrice dei monti e dice ai fiori /
bianchi  de l'Alpe: a voi, eccomi, o fiori;/ eccomi, ed ella/
al dirupo si china lesta e porgendo/al sol nude le braccia con le snelle/
pallide dita i fior stellati svelle;/poscia traendo/
una busta dal seno ivi li pone,/e dice ai fiori: o fiori candidi, andate;/
a lui ridite, a lui, fiori, cantate/ la mia canzone;/
a lui dite ch'io l'amo, e più d'ieri,/e l'amerò dimani. E la bella, nel cuore/
felice, s'avvia spandendo l'amore/da gli occhi neri.

Si compiva intanto l'«ingiustizia» verso il babbo, che venne riconosciuta tale anche in alto, da Giovanni Giolitti, il quale scrisse al Ministro della Pubblica Istruzione V. E. Orlando, in data 14 febbraio 1904:

«Caro Collega, il prof. Tincani che ti presenta questa lettera, era Provveditore agli Studi a Bologna ed era stato prima a Cuneo dove era amato e stimato da tutti. Da Bologna fu tolto unicamente per fare posto a un altro e con atto che non esitai allora, essendo io Ministro dell’Interno, a dichiarare che credevo ingiusto. Gli si promise allora una sistemazione che riparasse l’ingiustizia, ma poi non si fece altro che affidargli delle missioni temporanee. Egli desidera ora di essere sistemato regolarmente e come si tratta di cosa evidentemente giusta, io te lo raccomando vivamente. Collocandolo in posizione regolare e conveniente, renderai giustizia a uno dei più distinti funzionari».

Passerà ancora qualche anno di incarichi provvisori. Il vuoto determinato dalle assenze del papà da casa per gli spostamenti in provincia era riempito da quotidiani biglietti telegrafici, da cartoline con le fotografie dei monumenti più significativi delle varie città, Modena, Cremona, Mantova, Forlì, Rimini, cartoline che viaggiavano con velocità invidiabile e oggi sconosciuta: poche parole, talvolta solamente le iniziali C.T.. I figli mandavano al papà latinista il bacio del mattino:

matutinum osculum, liberi omnes

Il babbo solo qualche volta si lamentava un poco, faceva qualche accenno alle preoccupazioni del lavoro, immalinconito dalla lontananza, dai pensieri e dal freddo di Cremona che non giovava alla sua salute:

Cremona 22 gennaio 1907.  "Fa un freddo siberiano.  La neve s'è affacciata un pochino, ma non più che come leggero pulviscolo. Ma in aria, trattenuta dal freddo intenso e ..... ce n'è. Il pacco ad ogni modo è giunto opportuno, sebbene abbia tardato più che non doveva. Ho tutto pronto per la seduta di giovedì: prevedo un po' di tempesta. Ma noi siamo perfettamente d'accordo.  Vi abbraccio tutti. Cerco di guarire".            C.T.

Gina, per rasserenarlo, il giorno stesso mandava un biglietto spiritoso:

Bologna, 22 gennaio 1907.  "Caro papà, Micio ha litigato l’altra notte con alcuni rivali, conseguenze: un occhio pesto e gonfio; Po è mesto, ti cerca e non sta mai sul sofà. Gli altri figli, Angiolina, Andrea, Bice, Gina stanno bene e ti baciano. Tanti saluti dalla mamma che migliora sempre".

Sollecitato a tornare, il papà rispondeva accorato alla moglie e poi alla figlia:

Rimini.12 luglio 1908.  "Mi sono fermato qui per lavorare; ma, invitato a pranzo, non ho potuto fare che scrivere qualche lettera. Per consolarmi di non essermi mosso, chiudo la giornata  mandando a te prima e poi a tutti  i più caldi saluti. C. Tincani
Rimini 31 luglio 1908. Cara Gina, lo so: era inutile… m'è sovvenuto tardi. Ho fatto per telefono, e non c'è bisogno d'altro.- Se verrò, aspettami verso le nove, se no cercherò di poter venire domenica; ma il Ministero mi tempesta di telegrammi e poi c'è un monte di lavoro; e ho 24 relazioni da fare. Abbracci a tutti."  C.T.

Gli argomenti tenui che riempivano biglietti e lettere volevano solamente far presenti i Tincani gli uni agli altri…. Le loro giornate erano del resto piene di impegni seri.

 

Bice e Gina, maestre al S. Luigi

Dopo che Bice fu diplomata si presentò a via del Cestello, a casa Tincani, il barnabita padre Francesco Maria Fracassetti, e chiese che Bice insegnasse ai bambini di prima elementare nel collegio S. Luigi.
La risposta fu naturalmente «sì», e il Fracassetti bussò nuovamente l'anno dopo a via del Cestello e chiese l’opera di Gina. La signora Maria ricordò che Gina aveva  solo quindici anni!- Non lo diremo a nessuno! – mormorò il Padre, e ci fu il secondo«sì». E le due sorelle rimasero vicine in questo felice inizio di cammino, rivelandosi già vere educatrici.
Troviamo tra la corrispondenza familiare una cartolina indirizzata alla "Gentilissima Signa Gina Tincani S.G.M." e leggiamo in una calligrafia molto incerta:

"Tanti auguri dal suo scolarino Aldo e dalla mamma e dal babbo".

Era il dicembre del 1906.
I certificati scolastici e la ricca corrispondenza familiare di quegli anni ci permettono di conoscere, almeno in parte, l'attività delle sorelle Tincani in quel periodo. Nel 1905 seguì un corso di volontariato sociale, chiamato di Samaritana e nel 1908 un corso di Volontaria della Croce Rossa Italiana, ottenendo il diploma di infermiera. Segue anche corsi di stenografia, di lingua inglese, francese e tedesca.
Ma non solo scuola: nulla della vita cittadina fu estraneo ai fratelli Tincani che frequentavano ambienti diversi e si comunicavano conoscenze di persone e di eventi confrontandosi fra di loro. Nel clima della Chiesa bolognese dell'ultimo Ottocento e del primo Novecento, essi assorbirono i migliori fermenti della vita cristiana. Le giuste affermazioni del laicato cattolico, la sensibilità del clero e dei laici al mondo dei lavoratori, il lento ma incisivo movimento di presenza di professionisti cristiani là dove si elabora la cultura, l'attenzione ai giovani, alla scuola privata, alla formazione dei catechisti, alla libertà di insegnamento di religione nella scuola pubblica contribuirono fortemente alla maturazione intellettuale dei giovani Tincani, alla formazione della loro coscienza cristiana, civica ed ecclesiale, alla elaborazione di un progetto ancora informe ma vivo di una presenza cristiana nelle realtà del mondo per trasformarle, con la forza della grazia, agendo all'interno delle sue stesse strutture.
In concreto, mentre il fratello seguiva la carriera di giurista, le sorelle insegnavano il catechismo presso il collegio S. Luigi e in Parrocchia, frequentavano la Scuola Superiore di Religione di Bologna; conseguirono il diploma di stenografia, fecero il corso per diventare Crocerossine, si iscrissero alla "Nicolò Tommaseo", l'associazione che raccoglieva gli insegnanti cattolici. Nel novembre 1909 Gina collaborò alla organizzazione del primo Congresso catechistico della Diocesi e abbozzò un catechismo per bambini di cui si conservano interessanti appunti.
Stavano sorgendo in Bologna le prime associazioni cattoliche e Bice e Gina furono presto amiche  di Donna Cristina Giustiniani Bandini, terziaria domenicana, ideatrice dell’Unione fra le Donne Cattoliche d’Italia, di ispirazione domenicana e cateriniana.

San Domenico aspettava tutta la famiglia Tincani …

(continua)

       
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