"Vogliamo essere quell'edificio solidamente costruito, fondato sulla roccia, che il vento dell'amor proprio e dell'orgoglio non potrà mai far crollare". Luigia Tincani
famiglia


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EPISODIO 4

 

 

Mamma Maria tra Angiolina, Bice, Gina.

 

Bologna, Via Castiglione, vicino alla casa dei Tincani.

 

 

 

 

 

Mosé di Michelangelo.

 

 

 

 

 

 

 

Emma Gramatica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Suore domenicane.

 


Il primo strappo: Angiolina

I figli Tincani scelgono la loro strada: scelte felici, ma non indolori.
La famiglia cristiana è il grembo vocazionale dove germoglia il seme della chiamatadivina e nella famiglia Tincani il Signore sapeva di poter  bussare. Si trattava dell’Angiolina che gli disse subito di sì e nel febbraio 1909 lo seguì tra le Suore Domenicane di S. Caterina da Siena Insegnanti e Infermiere. I fatti andarono in questo modo: siamo a Bologna,  i Baratta, vicini di casa e cari amici di famiglia, sono vittima di un'epidemia di tifo ed è chiamata ad assisterli una delle Suore Domenicane Insegnanti e Infermiere. La suora svolge il suo compito con tanto amore che Angiolina si sente conquistata da quell’ ideale di vita e, dopo essersi consigliata con i Padri Domenicani presso la basilica di S. Domenico, riflette, prega e lascia la sua casa per il convento. L'evento ebbe forte risonanza in tutti i membri della famiglia.
La mamma accettò la decisione di Angiolina e probabilmente se l’aspettava. Soffrì  della separazione, ma Angiolina scrive di essere stata capita e aiutata dalla sua mamma "con tanto coraggio" nei giorni della partenza.  Per fare coraggio alla mamma sapeva di poter usare le parole della fede:

“Devi stare contenta pensando che il sacrificio che hai fatto con tanta generosità lo hai fatto per il Signore".

Commovente il momento in cui il papà, saputa dalla mamma la decisione della figlia, la incontra  a colazione: il papà entra, si mette dietro la sedia di Angiolina e…vorrebbe dire tante cose ma non può mormorare altro che "Figlia mia, figlia mia!", stringendo lo schienale della sedia. E s'allontana piangendo: la bambina che cresceva bene, la ragazza che non dava preoccupazioni, un bel momento fa qualcosa che non era previsto e che è inconcepibile per il pater familias: la sua Angiolina osa uscire dal cerchio che legava la famiglia per entrare nel convento delle Domenicane.  Si fa coraggio per sostenere la moglie abbattuta, ma il suo dolore esploderà quando non se la vedrà più vicino, nella casa di Bologna.
La commozione di Andrea  per la partenza di Angiolina è esplicita nella conclusione di una lettera ai familiari:

"Un abbraccio a tutti: all'Angiolina due forti forti".

Interessante la reazione dello  Zio Alessandro, chiamato Ciandi, il fratello della mamma, l'artista definito dal D'Annunzio "il poeta del ferro", che non si era fatto una famiglia propria e viveva delle gioie e dei dolori della famiglia della sorella Maria. Ricevuta la notizia della vocazione di Angiolina  affidò alla sua mamma, la nonna dei bambini, morta da poco, la figlia maggiore di Marietta, che lasciava la famiglia:

"Io ho un nodo alla gola che non riesco a sciogliere, mi pare che resterà sempre. Ricordo la piccola e cara Ada e la sua breve vita è scritta in me. Vedo la piccola bionda Angiolina a Saluzzo…  e la gioia che mi ha dato l'Angiolina non è stata mai cancellata. E si aspettava anche qualcuno e venne l'Andrea e anche lui lo vidi primo fra tutti noi. E poi Bice e poi Gina.  Ho avuto tanto da fare e ho dovuto chiudere il mio cuore ma non l'ho soffocato.  Io vi  voglio tanto bene e alla cara Angiolina io non so dire nulla che abbracciarla; vedo la mia mamma e nostra, e mi pare che sorrida e ringrazi Dio come era sua abitudine e nella sventura e nella buona ventura. Io ti manderò la posata mia buona Angiolina e ti manderò l'orologio perché le cifre siano eguali. Ho desiderato tanto di essere sano per poterti accompagnare a Roma colla tua mamma. Ma non mi è possibile. E ti abbraccio e con te la tua Mamma e il tuo Papà i tuoi fratelli.  Zio Ciandi".

 

Per superare l'emozione

Facciamoci raccontare direttamente dai protagonisti che cosa avviene in una famiglia affiatata quando il Signore chiama e prende: avveniva allora e avviene ora, forse in modo non molto diverso. Nella semplicità del linguaggio familiare e degli eventi semplicissimi si nascondono le forti emozioni dell’evento che sconvolge e supera le previsioni. Le prime lettere sono un’allegra e divertente scoperta di Roma, da parte di Angiolina, che fa a Roma il suo noviziato e della mamma che l’accompagna. Poi il tono si fa pensoso e un poco mesto.
Dall'albergo Santa Chiara i genitori raggiungono con le lettere i figli rimasti a Bologna, nella casa di Via del Cestello. Il 9 febbraio 1909 la mamma, vivace e spiritosa, nasconde l'emozione del prossimo distacco dalla figlia:

"Care figliuole e Andrea, vi scrivo dall’Albergo di Santa Chiara, siamo arrivati in perfetto orario. Il viaggio fu buono, papà ha dormito per quattro ore filate senza svegliarsi dall’una alle cinque, io e l’Angiolina abbiamo fatto dei piccoli dormiveglia. La Signora che salì a Bologna, simpatica e gentile, una mamma, discese poi a Firenze, e a Firenze salì nel nostro scompartimento un signore siciliano. Che tipo, figliuoli! Non eravamo ancora giunti a Roma, che disse di sentire per Angiolina un amore di fratello. «Santo Dio che peccato, una così bella creatura entrare in un chiostro!» come vedete, il Diavolo ha tentato non nell’orto, ma in treno. Abbiamo già fatto colazione, nello stesso caffè Santa Chiara, abbiamo già visitato le tre chiese qui vicino la Minerva, chiesa retta dai Domenicani, il Pantheon, la chiesa di Sant’Ignazio dei Gesuiti, dove abbiamo ascoltata la messa, ed ora andremo a presentarci dalle suore in Via degli Artisti e poi torneremo qui alla Minerva dove papà ci aspetta per la colazione. Mamma".
Io, la mamma e il papà uniti baciamo e salutiamo tutti gli amici che chiedono di noi. Angiolina
P.S. di Angiolina. La mamma teme tornando di trovarvi ridotte in pezzi e con voi anche questa lettera. Mi raccomando!"

In casa Tincani volersi bene significava anche  raccontare e  farsi raccontare tutto per fare famiglia, fermarsi su ogni particolare per essere insieme anche se lontani. Lo stesso 9 Febbraio 1909 Angiolina infatti scrive tutto quel che ha fatto, visto, pensato. Anche lei soffre per l'imminente separazione dal papà, come si nota nella sua esagerata allegria e, per difendersi dalla troppo grande emozione di averlo a Roma, sottolinea le sue madornali distrazioni. Leggiamo qualche passo delle lunghe e divertenti missive:

"Cara Bice, Gina, Iole, Andrea, Ersilia, Po,
…Ho conosciuto la mia Maestra. Se vedeste com'è simpatica! anche alla mamma è piaciuta subito tanto, ci siamo fermate un poco a parlare con tutte, ci hanno portato due bicchierini di rosolio squisito, poi la Madre Maestra delle postulanti Suor Caterina ci ha accompagnate per un pezzo di strada per insegnarci a tornare all'albergo….siamo andate a visitare la chiesa della Minerva che è lì vicino all'albergo dove sta il papà: è molto bella e, curioso, proprio la prima chiesa che abbiamo visitato a Roma è retta dai frati Domenicani e conserva il corpo di S. Caterina da Siena, e poi ancora il primo frate che abbiamo incontrato in istrada è stato uno dei frati domenicani che qui a Roma escono con la cappa come le Suore. …Dopo la chiesa della Minerva siamo andate al Panteon dove abbiamo posta la firma sul registro alla tomba di Vittorio Emanuele II; quella di Umberto non l'abbiamo vista perché è ancora coperta. Dopo siccome il papà doveva tornare alla stazione perché aveva dimenticato il bastone in treno (lo ha trovato) noi siamo andate ad ascoltare la messa alla chiesa di S. Ignazio dei Gesuiti dove riposa il corpo di S. Luigi e di altri santi…. O Roma! se vedeste, non so dirvi che cosa è, non si può esprimere, le si vuol bene come a una persona viva; se non fate tutte le più strette economie per venire e per potervi fermare un po' guai!
…Vi dico ancora un'altra cosa: agli Artisti si è quasi di faccia alla Regina Madre, e qui alla Panetteria se non ci fossero davanti le scuderie bellissime che ha fatto costruire Re Umberto si vedrebbe dentro nei giardini del Quirinale. Figuratevi! Le suore poi parlano molto francamente dei Reali e Suor Elena ci diceva che lei è sempre informata se il Re c'è o no a Roma perché dal loro terrazzo si vede la bandiera che annunzia la sua presenza.
Dopo aver mangiato ad una trattoria … abbiamo preso il tram che va a S. Pietro. E qui io non vi dico niente: è una cosa così straordinaria cominciando dalla piazza che non ci sono parole; e dentro! ci siamo state un bel pezzo, abbiamo girato e rigirato e se tornassimo a cominciare ora sarebbe lo stesso, i monumenti dei papi non vi so dire quanti siano; se vedeste la cappella Sistina! e la tomba degli Apostoli con tutte quelle lampade accese che effetto fa, e la statua di S. Pietro in bronzo col piede logoro dei baci dei fedeli! ma la mamma vi racconterà poi lei! In piazza S. Pietro abbiamo preso una vettura e ci siamo fatte condurre al Colosseo; … poi siamo andati a S. Pietro in Vincoli per vedere il Mosé (che il papà ci aveva fatto cercare tanto in S. Pietro Vaticano, dopo essere stato tante volte a Roma!). Un ometto che c'era in chiesa ci ha portato tre sedie perché con più agio potessimo ammirare il Mosé, ne avevamo proprio bisogno perché non ne potevamo più; il papà poi ci veniva dietro trascinandosi le gambe. …
Questa lettera potete farla leggere alla Yole e alla Semprini, dite che non badino neanche loro al come è scritta: credo che non ci sia neanche la consecutio temporum, ma come si fa! ho scritto proprio così come mi veniva giù senza pensare sopra neppure un po'… Tanti baci a tutti. La vostra Angiolina".

Il 10 febbraio mamma e figlia fanno un altro giro turistico per le strade di Roma e Angiolina non finisce di dire il suo stupore: il Pincio, le fontane di Roma, San Paolo, San Giovanni, e alla fine:

"Mi accorgo adesso che ho dimenticato di dirvi (per la Gina) che ieri mattina in una vetrina da fotografo non ricordo in che via ho visto una fotografia splendida di una certa Emma!! [Gramatica] Angiolina".

 

Responsabilità di una risposta

La prima lettera di Angiolina dal convento, dopo che mamma e papà sono tornati a Bologna, è tutta diversa, rispecchia l'animo della giovane: felice della vita nuova, è preoccupata per essere occasione di tristezza ai genitori con la sua scelta. Li coinvolge descrivendo le emozioni, le gioie e le sofferenze della nuova vita:

"Mio papà, mamma mia,
Ieri ho ricevuto il ritratto; ve ne ringrazio tanto, mi hai fatto un grande piacere. E' per me una consolazione tanto grande ricevere qualche scritto vostro e sentire come tutti mi amate, benché io sappia di non avere meritato tanto rimpianto; ma specialmente le lettere tue, papà, mi fanno male; è più forte la mamma di te! Via, papà, sii più tranquillo, pensa che anche la mamma, le sorelle, l'Andrea soffrono al vederti così. Piuttosto vieni presto davvero a trovarmi e mi vedrai come tu dici sana forte, lieta; se il Signore mi aiuterà.
Ora sto benissimo, sono contenta, ci sono tante cose belle nella mia vita nuova, la preghiera in comune specialmente come è consolante! La mattina alle 5 ci alziamo poi si va subito in cappella a pregare, vedi dunque che mentre voi tutti dormite, io penso già a voi e prego per voi, avete visto il mio posto, così potete più facilmente immaginare di vedermi, così fino verso le 7 sono lì, e lo stesso prima di mezzogiorno, prima di cena e la sera alle 8, alle ore stesse che mangiate voi mangio anch'io; il resto della giornata va impiegato, meno la ricreazione dopo i pasti, nel lavoro o nello studio, e così vedete che potete sempre seguirmi durante tutta la giornata nelle mie occupazioni".

L'aver ascoltato per telefono la voce dei suoi cari la commuove e con tutta semplicità racconta  e manda saluti a tutti:

"Mio caro papà, mia cara mamma, è stata una gioia tanto grande per me sentire le vostre voci benché affievolite, che non vi so dire; tanto che in principio non sapevo neppure che cosa dirvi. Io sto proprio benissimo, sai, mamma, sono tanto, tanto contenta".

Ma a casa non sono ancora persuasi: è veramente nella sua strada Angiolina? E lei non sa più come dire la sua felicità:

"Mamma mia, non me l'aspettavo, che le parti si invertissero così, prima eri tu che dovevi consolare il papà, adesso dovrà essere lui a consolare te. Ma come mai! Se potessi mandarti uno specchio magico, come quelli che si leggono nelle favole, come lo farei volentieri! perché mi potessi vedere; sana, robusta, allegra, contenta ogni giorno di più della mia vita nuova.
… Se aveste visto che belle funzioni abbiamo avuto nella Settimana Santa! …e io ho cantato nei cori e anche una lezione. Tutte queste cose vi parranno quasi miracolose a voi che conoscete il mio coraggio a far qualche cosa in pubblico".

 

La felicità di Angiolina

Per distrarre la mamma e farle capire la sua gioia per la scelta fatta, Angiolina passa al racconto della scampagnata di Pasquetta:

La mattina subito dopo la messa siamo partite per S. Paolo, a piedi, poi abbiamo continuato per le tre fontane; se vedeste che bel posto. C'è il convento dei PP. Trappisti circondato dalle piantagioni di eucalyptus. Dopo aver visitato le chiese siamo andate sotto l'ombra degli alberi a mangiare con la roba che avevamo portato da casa; se aveste visto l'allegria che regnava fra noi non avreste più paura che disimpari a ridere ed a stare allegra.

Finalmente l'incontro dei genitori con l'Angiolina che sprizza felicità li rassicura definitivamente:

L'Angiolina era ancora a colazione..
Finalmente eccola, sentiamo prima di vederla il suo riso convulso, e poi compare, e prima di guardarla la baciamo, e l'abbracciamo vi potete immaginare con quanto affetto ed emozione. Se la vedeste figliuole mie, sembra già una madre abbadessa, grassa, colorita, buona, allegra che è una gioia degli occhi il vederla e un godimento degli orecchi l'udire il continuo suo ridere. La Madre Generale ci invitò a pranzo per le 12, 30 promettendoci che ad esso avrebbe lasciato assistere l'Angiolina e poi la lascerebbe stare con noi per tutto il pomeriggio, ma le rincresceva molto di non potere concedere che essa uscisse con noi vietandolo il nuovo regolamento, dovemmo così far buon viso, a questa ostica disposizione. […]

Angiolina, distratta di natura e   tutta presa dalla sua scelta, si è lasciata sfuggire la data della festa della mamma. Cerca di rimediare con una lettera:

"Carissima mamma mia, ti dico proprio la verità che non so come cominciare a scriverti tanto mi vergogno di quello che ho fatto. Fra tutti gli auguri che avrai ricevuto il 12 di questo mese gli unici certamente che saranno mancati saranno certamente stati i miei, quelli cioè che tu avrai desiderato e aspettato di più ed anche quelli della persona fra tutti i tuoi cari lontani da te che certo pensa più spesso e con più intenso affetto a te. Non oso neanche chiederti di perdonarmi questa mia inscusabile mancanza. Veramente non è proprio inscusabile perché qui il tempo e i giorni mi passano senza che me ne accorga e senza che pensi neanche a guardare le date, e poi proprio la settimana passata si preparavano a fare la loro vestizione o professione alcune delle mie compagne e delle novizie e questo ha contribuito ancora a farmi perdere la nozione del tempo. Lunedì poi guardando il calendario mi sono accorta che il giorno 12 era già passato e che non avevo mandato né a te né alla zia Nina gli auguri che pure avevo tanto desiderato di mandarvi".

La prima lettera in cui Angiolina si firma Suor Reginalda, nome ricevuto al momento di incominciare il cammino di formazione, è del marzo 1910. L'Angiolina è sempre lei e non è più lei, Le piccole cose di ogni giorno nascondono la felicità della novizia:

"Come si dice dei popoli felici che non hanno storia, così si può dire delle persone, la mia vita scorre sempre calma e tranquilla nelle solite occupazioni. Sono sempre qui con la mia Maestra, ho cominciato da Lei a imparare un poco a dipingere ed ora che le giornate si stanno allungando potrò fare qualche cosa di più."

La sorella maggiore  segue Bice e Gina nel cammino di avvicinamento a San Domenico e le incoraggia a diventare terziarie, con la mamma. Suor Pia  da Bologna porta ad Angiolina le ultime novità:

"La Rev. Madre Suor Pia che è arrivata questa mattina, mi ha parlato tanto di voi, che spesso andate a trovarla, sono stata tanto contenta nel sentire che vi interessate tanto alla Scuola di Religione e che presto darete l'esame".

In una lettera alla mamma di qualche giorno dopo la novizia, dispiaciuta,  fa qualche riflessione su come i familiari non capiscano l'importanza che ha per lei il cambiamento del nome, da Angiolina a Suor Reginalda:

"Ho ricevuto una cartolina dallo zio Carlo con l'indirizzo, come debbo dire...? di prima, quando gli scrivi e lo vedi devi dirgli che se vogliono farmi un dispiacere facciano così, perché mi pare che in questo modo vogliano tacitamente non riconoscere quello che ho fatto.[…] Hai incominciato, mamma, la tua lettera con Suor Reginalda e l'hai chiusa con Angiolina, si vede che in tutti e due i modi sono presente al tuo cuore; meglio così, quando pregherai per me pregherai così per due e il guadagno sarà tutto mio".

 

La seconda chiamata: Gina e Bice

La scelta di Angiolina è l'occasione dell'avvicinamento di Bice e Gina allo spirito domenicano.
Incomincia allora per le sorelle Bice e Gina una ricerca appassionata di tutto quello che è domenicano: oltre al Fondatore Domenico, presso la cui tomba Gina prega a lungo, conosce San Tommaso d'Aquino, Santa Caterina da Siena, e il Padre Enrico Domenico Lacordaire. Gina si infiamma del desiderio che il mondo possa avere di questi nuovi apostoli - al femminile - in modo particolare quel mondo di intellettuali che vede come i maggiori responsabili della vita della Chiesa e della società.

 

San Domenico.

 

 

 

 

Madonna del Rosario.

 

Gina guarda in avanti con gioia.

 

Bice con il papà.


Quando ho capito chi è Dio

Mentre la novizia Angiolina vive un momento di grande felicità, Gina scopre una presenza nuova di Dio nella sua vita e ha un'intuizione luminosa  dell'ideale contemplativo e apostolico domenicano, che è proprio quello che piace a lei.
Quella presenza, quell'ideale diventano per lei chiari e folgoranti in una festa di S. Tommaso, quando si ferma più a lungo ai piedi della Madonna del Rosario, nella sua cappella della Basilica di S. Domenico.

Sapessi che cosa è per me quella chiesa! Tutte le memorie della mia giovinezza, della mia vocazione, le prime luci sulla speciale volontà divina che avrebbe condotto alla nascita dell'Unione nostra...tutto è legato a quelle sacre volte a quegli altari....E ogni visita che il Signore mi concede di fare là, pare che mi rinnovi nel profondo del cuore tutte quelle grazie! Benedicamus Domino semper!  C'eri già anche tu in quelle grazie che il Signore e Maria Santissima prodigavano allora!

Lì  prende la sua decisione, lì, alla sorgente, ai piedi della "Madonna della sua vocazione":

"Quando ho capito chi è Dio, non ho potuto fare altro che donarmi a Lui".

La chiamata della giovinezza; il "sì" di tutta la vita... e la coscienza di non aver potuto amare che Lui solo... e con amore di sposa che annienta se stessa nell'Anima dello Sposo divino...! E questo per il dono gratuito di una vocazione non aspettata, non chiesta... con cui la bontà del Signore ci strappa dal mondo e ci porta amorosamente fino al termine, sostenute dalle sue braccia, nascoste nel suo Cuore!

Un'altra che se ne va? Per essere felice con il Signore, nel dono totale di sé? No, no ancora: la seconda vocazione è diversa, il desiderio è sconfinato, la situazione è complessa, le forme concrete son da chiarire. Chi guida Gina vede subito in lei il desiderio di vita contemplativa e suggerisce qualche monastero…Ma ogni decisione è rinviata nel tempo: la mamma Maria, con il cuore ancora dolorante per la partenza della figlia Angiolina, interviene  presso il confessore di Gina, P. Righi, perché la trattenga dal compiere subito questo passo che lei prevede da tempo; Gina, senza rinnegare la sua intima vocazione alla contemplazione, ha un bisogno grande di vivere anche l'aspetto apostolico dell'ideale domenicano: andare alle anime, immergersi nel mondo per amarlo e cambiarlo con la forza della preghiera e dell'azione. Intanto, esortata da Angiolina, si avvicina al Terz'Ordine domenicano: nel dicembre 1909 vi è accolta, con la madre e la sorella Bice. Il 9 ottobre 1910 le tre Tincani emettono la professione di terziarie domenicane nelle mani del Padre Marco Righi.
Ci vorrà tempo perché Gina capisca in pienezza la sua vocazione e la possa attuare, ma sorprendente  è la presenza della famiglia  nella novità di espressione della vita domenicana da lei sognata e attuata e che diventerà quella delle Missionarie della Scuola.
Mentre le circostanze, da lei chiamate divine, preparano il terreno, nel cuore della giovane abbandonato all'opera creatrice dello Spirito Santo, prende forma il carisma specifico che ricopia, in quello che c'è di umano, gli ideali della sua famiglia di origine.
La mamma  è  il modello di quella donna credente, equilibrata, gioiosa che Gina vuol diventare. La vita del papà le suggerisce le originalità della sua fondazione. Il Beato Paolo VI lo disse alle Missionarie della Scuola riunite intorno alla loro Fondatrice, Luigia Tincani, in una udienza: "Volete un ricordo, un ricordo personale? Quando io andavo a scuola un professore di greco a noi alunni diceva: 'Portate sempre il Tincani... portate il Tincani...'.[si riferiva alla grammatica di greco]  Era il padre, non è vero? tanto benemerito egli stesso della scuola e che forse ha meritato, nelle vie del Signore, che la vocazione scolastica fosse travasata in eredità e moltiplicata in frutti e in forme misteriose proprio nella vostra famiglia religiosa".
Il professor Tincani aveva avuto di mira l’educazione dell’intelligenza alla ricerca e alla conquista del vero, la formazione della volontà al bene. Credeva nei valori della rettitudine, della lealtà, del rispetto degli altri e delle idee degli altri, della fermezza nelle proprie convinzioni e tali valori viveva nella coerenza del quotidiano. Affrontò le ingiustizie sereno e nella sicurezza che gli veniva dalla coscienza e dalla fede religiosa. Per il suo animo magnanimo, equilibrato e forte i discepoli lo amavano e lo seguivano.

La chiamata di Bice è  avvolta nel silenzio e diventa una cosa sola con l'avventura di Gina. Offertasi a  Dio per i compiti più gravosi, sarà il primo appoggio della sorella Gina e saprà anche rimanere vicina al papà rimasto solo. Ti questo nel prossimo episodio.

(continua)

       
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