"Disponiamoci a un atteggiamento costante della volontà determinata a volere di momento in momento il proprio dovere e la volontà di Dio in tutto". Luigia Tincani


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Pio XI
"Ricordo una volta proprio nei primi tempi, quando Madre Tincani cominciava l’opera sua, che Papa Pio XI, non so in quale occasione, ebbe un inciso personale, come aveva alcune volte nelle sue conversazioni, breve ma energico: ‘Ah! quella sì che è una donna!’".
Paolo VI
"Quanto amore Madre Tincani ebbe per Cristo, per la Verità, per Dio, per la Chiesa, per voi! Per voi! Ciascuna di voi può dire, come l’Apostolo ha detto di Gesù: Dilexit nos! Ci ha amati" (Paolo VI , alle Missionarie della Scuola, 1 settembre 1976).
Il confessore e direttore spirituale
“Credo che dobbiamo ammirare la vostra Madre [Tincani] non solo per quel che ha fatto, ma per il sacrificio che questo può esserle costato. Non sempre tutto appare, né deve apparire; non tutti possono essere al corrente di come le cose si svolgono: ma se è vero che il bene porta con sé sacrificio, posso io testimoniare che il bene che si è fatto - certo con la collaborazione di tutti - si è fatto specialmente per la maggior responsabilità ed efficacia di opere della vostra Madre. Nessuno l’ha fatto come la vostra Madre, nessuno si è sacrificato come la vostra Madre, sotto ogni aspetto, perché questa Opera potesse stabilmente svilupparsi”. (P. Ludovico Fanfani o.p., Capitolo generale 1949).

Padre Dalmazio Mongillo, domenicano, Preside dell'Istituto Mater Ecclesiae

Un discepolo
"Possiamo protendere lo sguardo per contemplare questo volto che abbiamo amato, anche se non quanto siamo stati amati: l'amore che lei ci ha dato è più grande di quello che le abbiamo dato. Per noi si è accesa una luce nella quale speriamo di camminare. Saremmo tentati di fermarci a rievocare la gioia che avevamo nel cuore quando lei conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava il senso della vita. Chiediamole la grazia di essere quali ella ci ha voluto: testimoni della Sapienza che sprigiona amore, testimoni dell'Amore che scaturisce dalla Luce per aiutare gli uomini a trovare la via al Padre e che la comunione degli uomini in Dio sia pienezza di gioia" (P.Dalmazio Mongillo o.p., 1 giugno 1976).
Un giornalista amico
"La Madre Tincani ebbe come pochi il senso che l'esercizio di una attività impone  una preparazione professionale seria e solida. Ella vide, così, il problema dominante oggi, nella società civile, come attestano i corsi di formazione teologico-catechistica ch'ella pensò e promosse…. Le costruzioni con la pietra sono tangibili e visibili ed ella costruì anche in questo senso; ma l'edificio più vero, più autentico, più stabile, è quello invisibile, nelle anime e per le anime. Ed è questo soprattutto che bisogna ricordare di lei, che come pochi avvertì la mutazione dei tempi e l'esigenza dell'aggiornamento”(Carlo Adami [Federico Alessandrini] "L'Osservatore della Domenica”, 25 luglio 1976).
Il Direttore della LUMSA
"La Tincani, donna di grandissima personalità umana e spirituale, una donna veramente eccezionale del nostro tempo, un architetto di opere grandi, dettate dalla sua straordinaria fede e dal suo non meno straordinario spirito di iniziativa, alacre e fermissimo come granito, dietro la semplicità gioviale e serena del suo carattere, colse subito una vivissima istanza della società cristiana contemporanea: di non isolarsi all'interno delle proprie strutture tradizionali ma d'intraprendere un fitto e costruttivo dialogo col mondo, con coraggioso intervento negli organismi laici, sempre nello spirito della Chiesa di Cristo e nella indefettibile fedeltà al Papa. Ciò significa, applicato all'ambito della scuola, uno sforzo tenace e capillare di penetrazione nelle strutture medie e universitarie" (G. Petrocchi, L'Unione vista da un uomo di scuola, luglio 1974).
Nel ricordo di un'adolescente
"Sono sempre vivi i ricordi di Gubbio, importanti e incisivi nella mia vita di adolescente. Immensa la gratitudine per la Madre, per tutto il suo aiuto e sostegno morale durante la preparazione lampo per la maturità classica. Sempre il suo sorriso e lo sguardo acuto ma bonario e comprensivo mi è presente". (Prof. Enrichetta Beltrame Quattrocchi, 3 giugno 1976).
Una Maestra di formazione dell'USMI
Sr. Ernesta dell'Assunzionescriveva alla direttrice del Magistero Maria SS.Assunta ricordando Madre Tincani, con la quale aveva collaborato all'USMI come Maestra di formazione: "Come la ricordo bene con quel sorriso buono e il suo sguardo penetrante e avvolgente, non so se mi spiego, ma ti sentivi accolta e amata. Sembra che ancora ti dica: «Su, forza, ti aiuto io, nasconditi nell'Anima Christi e avanti!». Davvero la Madre era una grande innamorata della gloria di Dio, che perseguiva con tutta la sua vita e quella dell'Unione, alla sequela Christi" (3 aprile 1989).
Una Missionaria della Scuola
"La Madre... viveva sempre alla presenza di Dio. Parlando con lei si aveva l'impressione viva che lì ci fosse Dio, tanto aveva fatto sua la volontà divina. Dava l'impressione che la volontà di Dio si fosse incontrata in Lei. Era una cosa stupenda. Anche per noi il vero progresso nella salita della perfezione ci sarà quando sapremo accettare come amore le cose gradite e quelle che non sono gradite alla nostra natura. E questo la Madre ce lo ha insegnato proprio con la sua vita, con le sue sofferenze, e anche con il suo lavoro, con la sua fatica, con la sua gioia. Noi che siamo state vicino alla Madre abbiamo visto il suo continuo progresso nella vita spirituale, il progresso di ogni giorno, attuato proprio con l'unione della sua volontà alla volontà di Dio. E' stata sempre viva in Lei l'adesione alla volontà di Dio; ma in questi ultimi anni era perfetta: era l'immedesimazione, se così si può dire, dell'anima della Madre nostra con la volontà del Signore" (Lucia Montanari, Missionaria della Scuola, 1976).

Un domenicano a Camaldoli
Ricordo di padre Mariano Cordovani, O.P, primo teologo della Casa pontificia.

Articolo di Giulio Alfano, Presidente Emerito del Terz'Ordine Domenicano d'Italia e Malta.

Il 5 aprile di sessant'anni fa moriva il domenicano Mariano Cordovani, maestro del Sacro Palazzo Apostolico e primo teologo della Casa pontificia o, come si diceva allora, della Segreteria di Stato, collaboratore per molti anni de "L'Osservatore Romano".

Padre Mariano - al secolo Felice Cordovani - era nato il 25 febbraio 1883 a Serravalle Casentino vicino ad Arezzo. Sacerdote nel 1906, era entrato nell'ordine dei predicatori a 16 anni. Lettore di sacra Teologia al collegio di San Tommaso nel convento romano di Santa Maria sopra Minerva, nel 1912 fu nominato docente di filosofia all'Angelicum dove restò fino al 1921, Fu poi docente di Teologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore per decisione di Benedetto xv. Rimase a Milano fino al 1927 pubblicando la trilogia Il Salvatore; Il Santificatore; Il Rivelatore; ancora oggi fondamentali studi di dottrina teologica. Fu in seguito nominato rettore e docente di Teologia dommatica e sacra predicazione all'Angelicum, restandoci fino al 1934. L'anno precedente era stato anche nominato libero docente presso l'università di Firenze, primo religioso a insegnare in un ateneo statale dal 1870.

Dal 1935 per breve periodo fu priore della Provincia Romana, mandato presto interrotto per la nomina, voluta da Pio xi, di Maestro del Sacro Palazzo, carica mantenuta fino alla morte. Nemmeno allora però rinunciò all'insegnamento, fedele al motto tomista Contemplata aliis tradere. Fu così professore anche al magistero Maria Santissima Assunta (oggi Libera Università Maria Santissima Assunta) di cui fu tra i primi docenti. Era assai legato alla fondatrice dell'Unione di Santa Caterina, madre Luigia Tincani (1889-1976) - che dell'istituto universitario fu fondatrice nel 1939 - così come a tutte le sue consorelle, definite da Pio XI "Missionarie della Scuola". Cordovani partecipò anche alle stesure delle più importanti encicliche di quel periodo, come la Divini Redemptoris (1937), alla quale fece da corollario il suo volumetto Appunti sul comunismo moderno. Anche Pio xii volle poi nominarlo motu proprio Teologo della Segreteria di Stato, nomina ad personam, inusitata e senza precedenti nella storia della Chiesa.

Cordovani fu interlocutore attento ed efficace di molti ambienti, non solo cattolici: si distingueva, infatti, per l'impegno nello studio delle fonti filosofiche dantesche, diventando in anni di acceso anticlericalismo, come quelli tra il 1912 e il 1920, ospite di importanti convegni letterari promossi da Bruno Nardi, e fu anche interlocutore di Giorgio Del Vecchio, grande giurista nonché massimo rappresentante della filosofia del diritto in campo laico negli anni Trenta.
La modernità di Cordovani, che spazia dall'etica alla politica, dal diritto alla teologia fino alla letteratura, risalta nell'analisi dei rapporti tra Stato e società. La famosa definizione tomista Ad popolum pertinet electio principuum sarebbe stata da lui attualizzata nei difficili anni del secondo dopoguerra, dopo che Pio xii - ancora in pieno conflitto: nel famoso radiomessaggio del Natale 1942 - aveva posto di nuovo la questione. In quegli anni tragici, quando ormai le maglie del regime fascista andavano rapidamente sfaldandosi, Cordovani, attivissimo protagonista anche del dibattito sociale, si occupava in un articolo del 1943 su "L'Osservatore Romano" - intitolato Il cittadino e la società - del ruolo sociale che il cattolicesimo avrebbe potuto e dovuto svolgere. L'analisi era chiarissima: richiamare ai doveri pubblici i cattolici nell'ora del dolore. Non a caso egli fu tra gli ispiratori, con monsignor Giovanni Battista Montini, del celebre convegno di Camaldoli del luglio 1943, da cui nacque l'omonimo Codice sull'economia mista che avrebbe ispirato tante fulgide intelligenze della futura Italia democratica. A Cordovani stava a cuore il "Progetto uomo", vale a dire, anticipando il messaggio conciliare, l'incontro con la ricchezza diversificata di ogni creatura che il Signore ha posto in questo mondo. E in ciò evidenziava come l'insegnamento tomista fosse la base dell'incontro armonico tra il senso critico e la coerenza di vita, rispettando i diritti della Rivelazione e della ragione.

Tommaso, per padre Mariano, privilegia le finalità soprannaturali dell'uomo, ma non accoglie totalmente la filosofia aristotelica per la quale solo lo Stato deve soddisfare i bisogni umani, poiché l'uomo ha un posto ben preciso nella concezione della Provvidenza, e una propria essenza fissa sulla quale si devono fondare la necessità e la giustificazione dello Stato, che va realizzato come strumento con cui il Creatore conduce gli uomini ad debitum finem. In tal modo Cordovani contribuisce a far comprendere come l'autorità, anche oggi in crisi verticale, non debba considerarsi un presupposto, bensì un risultato; e si radichi nei modi di una concreta condivisione.

Da teologo, e attento filosofo, egli ci aiuta a capire inoltre che l'autorità diventa condizione della democrazia che si manifesta come autentico terreno di coltura dell'autorità stessa, esprimendo l'una e l'altra, una modalità della libertà, ed evitando quel condiscendente conformismo che spesso sa di rinunciatario nichilismo. Cordovani ci insegna come Dio abbia tanto rispetto della libertà dell'uomo, che prima di entrare nella sua storia, per salvarlo, gli chiede addirittura il permesso in quanto è al libero assenso di una donna che Dio si affida.
La dottrina teologica del "bene comune" che qualifica come valore primario di una società umana la convivenza pacifica e ordinata sull'affermazione di valori particolari è la sintesi migliore del messaggio di attualità tomistica che Cordovani ci ha lasciato.

(©L'Osservatore Romano - 1 ° maggio 2010)

Pio XII
La stessa Madre Tincani scriveva alle sorelle della stima di Pio XII per l'Unione: "Decise e compì l'approvazione definitiva della nostra Famiglia religiosa, allora più di ora umile e nascosta, Sua Santità Pio XII, che tanto ebbe stima ed ebbe fede nella nostra vocazione di anime adoratrici, votate all’apostolato intellettuale, nella scuola e fuori. Quanto conforto, quanto stimolo a voler essere quello che dobbiamo essere, è sempre venuto a noi dalla fiducia e dalla benevolenza dei Papi" (25 gennaio 1969).
Giovanni Paolo II
"La donna educatrice, opportunamente preparata, può e deve rendere alla Chiesa e al mondo, nel campo di questa spirituale sapienza, un servizio utilissimo e insostituibile, che mette in luce ed esalta le qualità e le ricchezze più proprie dell’anima femminile, nella sua capacità di diffondere la verità e di suscitare sempre nuove energie di bontà. Madre Tincani fu precorritrice su questo punto, e resta sempre modello di docente e di discente per il suo intenso impegno spirituale, per la sua serietà professionale, per la sua cristallina fedeltà alla Chiesa. (Giovanni Paolo II in visita alla Libera Università Maria SS, Assunta, 9 marzo 1985)
Il futuro postulatore
"Era sempre lieta. Vi confesso che personalmente Madre Tincani mi è sempre stata simpatica, non soltanto per il suo grande 'domenicanesimo', non soltanto per la sua immensa passione cateriniana, ma proprio per questa sua fisionomia umana e religiosa di letizia, per cui con Madre Tincani si poteva anche ridere, sorridere, scherzare" (P. Innocenzo Venchi o.p., 1 giugno1976).

Cardinale Luigi Ciappi, consigliere di Luigia Tincani negli ultimi anni, dopo la morte di Padre Fanfani

Un suo consigliere
"Dio, nella sua misteriosa, talvolta apparentemente impietosa provvidenza, volle Madre Tincani negli ultimi anni più intimamente associata al mistero della Redenzione e quindi alla Croce del Figlio suo prediletto. Sorretta dalla grazia divina, attinta al Santo Sacrificio della Messa, ella diede prova di ammirabile pazienza nella lunga infermità che ne andava distruggendo la prestante e vigorosa costituzione fisica, lasciandole però intatto l'uso della facoltà spirituale. Fu, perciò, pronta e lieta di pagare di persona e di offrire al suo diletto sposo il contributo di tutta se stessa per l'incremento della Chiesa, tanto da poter far sue, con umiltà e magnanimità insieme, le parole dell'Apostolo: “Ora mi rallegro delle sofferenze che sostengo per voi e supplisco, nella mia carne, a ciò che manca della tribolazione del Cristo, a vantaggio del corpo di Lui, che è la Chiesa” (Col. 1, 24). La memoria di Madre Tincani, per quanti (e sono innumerevoli nella Chiesa, nel mondo della cultura, fra la gioventù scolastica, ed anche fra le umili classi del popolo) resterà in benedizione per lunghi anni, come quella di una donna “forte come un diamante, tenera come una madre” (Lacordaire), alle cui orecchie non risonò invano l'esortazione dell'Apostolo dell'amore: Figlioletti, non amiamo solo a parole o con la lingua, ma a fatti e in verità " (Gv. 3,18). (P. Luigi Ciappi o.p. "L'Osservatore Romano", 2 giugno 1976).
Un Padre Domenicano
La Madre Tincani era una donna di perspicace intelletto, e di ferrea volontà, ebbe doni di natura cui si aggiunsero i molti doni della grazia, da farne un magnifico connubio e renderla così donna eccezionale. Pur riconosciuta, proprio a causa di questa forte intelligenza, per la quale subito centrava nelle cose, e per quella sua volontà fattiva alquanto esigente, aliena dal compromesso, piuttosto severa, associava tuttavia grande comprensione, amabilità e dolcezza, che la rendevano cara a quanti l'avvicinavano, per il suo sorriso che le era abituale. Dalla vasta e profonda intelligenza scaturivano in Madre Tincani serenità, assennatezza di giudizio e dalla forte volontà il raggiungimento dei fini che si prestabiliva, non solo a suo riguardo, ma anche riguardo all'opera da lei fondata. Dall'una e dall'altra dote, avute in dono in notevole copia, procedeva la sua prudenza che traspariva nei suoi discorsi e soprattutto nei suoi giudizi. Madre Tincani ha guidato la sua Unione con fortezza, mai disgiunta dalla dolcezza (P. Antonino Silli, 16 marzo 1977).
Una sua alunna all'Istituto magistrale S.Caterina d'Alessandria a Roma
"Il ricordo di Madre Tincani è per me dolcissimo. La conobbi quando avevo 16 anni e la sua figura mi affascinò subito. La ricordo sempre serena, di facile abbordo, sempre pronta a dare spiegazioni, a incoraggiare, forse anche a guidare le nostre adolescenze sempre bisognose di guida, soprattutto se animate, per bontà del Signore, verso alti ideali. Per due anni la ebbi mia insegnante, ma i rapporti proseguirono anche quando, per villeggiatura, la mia famiglia si portò da Roma a Gubbio: lì ebbi modo di vederla sotto altra angolatura, ma sempre con le stesse caratteristiche di bontà intelligente e stimolatrice: il fascino che emanava dalla forte personalità della Signorina Gina  nasceva da una umanità larga, comprensiva e dinamica, messa a servizio del Regno attraverso le persone che Ella incontrava nel suo cammino. Una volta venne a trovarmi qui a Milano, nel 1928 o '29. Ero novizia, entrata poco più di un anno prima. Dopo qualche minuto di conversazione, Madre Tincani si rivolse alla sua compagna, dicendo: «E' sempre lei, ma non è più lei». Aveva colto, col suo sguardo penetrante, la conversione che il Signore stava operando nella mia vita monastica" (S. Beltrame Quattrocchi, Sr. M.Cecilia di Gesù, 25 gennaio 1987).
Una laica
"La cosa che più colpisce nei suoi scritti è che la Madre, rivolgendosi alle sue Figlie, parla anche a tutti noi che in qualche modo abbiamo risposto sì a una chiamata.
I consigli che la Madre dà sono alla portata di tutti, sia laici che religiosi, perché ogni anima possa trovare la chiave per percorrere la sua via di perfezione.
Ho trovato consigli utilissimi sull'educazione di miei figli, quando ha parlato del modo per avvicinarsi ai giovani e ai loro problemi. Nel libro "Frammenti di quotidianità" c'è un bellissimo brano sulla carità dove spiega come dovrebbe essere l'amore, in un modo così puro e semplice che sarebbe molto valido farlo conoscere a una coppia di sposi.
Essere presente negli avvenimenti quotidiani senza spettacolarità, questo credo fosse il suo intento quando ci insegna a vedere il disegno di Dio in ogni più piccolo avvenimento della vita.
Da quando ho conosciuto i suoi scritti, ogni giorno della mia vita di sposa e di madre, nelle numerose difficoltà incontrate, i suoi consigli sono sempre stati di grande aiuto, principalmente per il mio cammino spirituale" (Maria Luisa Cavallini Lepri, 2000).
       
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