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Lunedì, 30 Marzo 2020 09:59

Il Papa e l’Eucaristia, in tempo di coronavirus

Quando papa Francesco, la sera del 27 marzo, ci ha tutti convocati per una preghiera silenziosa, con l’adorazione eucaristica, ha messo nella benedizione con l’ostensorio tutta la fede della Chiesa, che ha potuto ricevere l’indulgenza plenaria da Gesù, Dio con noi nell’Eucaristia. Anche in questi tempi difficili in cui l’Eucaristia è celebrata nel mondo, ma sacramentalmente non può raggiungere facilmente i fedeli.

Eppure c’è stato anche chi ha poi protestato per l’assenza della formula tecnica per l’indulgenza plenaria. A pensarci bene, trovo che papa Francesco, con semplicità, ci ha ricordato la sua funzione di vicario di Colui che mediante i sacramenti ci rende partecipi della Sua vita.

L’intensità della supplica del vicario ha portato davanti al Signore il dolore e l’amore, lo smarrimento e le necessità del mondo, e concedendo ai fedeli “l’indulgenza plenaria nella forma stabilita dalla Chiesa” – come è stato annunciato dalla voce del card. Comastri – ha fatto sgorgare direttamente dal cuore di Cristo il dono della misericordia da condividere con gli altri: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

Gesù dice anche a noi, come alla Samaritana: “Sono Io che parlo con te!” (Gv 4,26). Non fermiamoci alle forme esterne, ai luoghi cui siamo affettivamente legati (“è qui o lì che bisogna adorare?”, cf. v. 20): potremmo perdere di vista il Salvatore, che vuole parlare con noi e cerca i luoghi e le circostanze attraverso cui esserci vicino anche nelle angosce di questo tempo.

Il silenzio dell’Eucaristia fa tacere il chiacchiericcio e le polemiche che intossicano le energie e sciupano il tempo, ci sollecita ad essere più collaborativi nelle quotidiane preoccupazioni e drammi causati dal distanziamento sociale e più perspicaci nel riconoscere la voce di Cristo nella stupefacente solidarietà e abnegazione di tanti eroi del dovere quotidiano: “Sono Io che parlo con te!” E’ Lui stesso, infatti, “l’ora” dell’incontro “in spirito e verità”; in cui, al di là di schemi e parole umane, l’adorazione ci mette a tu per tu con il Padre, come vuole il Padre (Gv 4,23): “Questo è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo” (Mc 9,7).
Letto 345 volte Ultima modifica il Lunedì, 30 Marzo 2020 11:59

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