In questa cornice d’incanto arrivavano, verso le 9 del mattino, 9 pullman carichi di bambini e ragazzi, raccolti da villaggi sperduti nella foresta, e tutta la giornata era con loro, la nostra gioia era vederli crescere, imparare e giocare, finché nel pomeriggio tutti ripartivano e noi ci reimmergevamo nelle voci della foresta.
Ora qui a Chembur la vita è diversa, e l’aria non è così buona. Abbiamo aperto una piccola comunità alla periferia di Mumbai, dove in questi ultimi anni è cresciuto l’allarme inquinamento (industrie chimiche, traffico di mezzi pesanti, vicinanza della discarica di Deoar).
Gli abitanti hanno cercato di sollecitare provvedimenti governativi di risanamento ambientale, finora senza successo. Con l’aumento delle patologie i benestanti hanno abbandonato il quartiere ormai troppo contaminato, ma il calo degli affitti ha attirato molti nuovi abitanti, tanto che tra un grattacielo e l’altro è spuntato un sottobosco di casupole di mattoni, plastica e lamiera, dove la pluralità di etnie, religioni e lingue rende difficile la comunicazione anche tra vicini di casa: sono persone sfrattate da quartieri più costosi, sfollati dalle campagne, immigrati da altri Paesi, in fuga da fame e violenza.
La grande urgenza è costituita dall’istruzione e dall’integrazione: qui la minoranza cristiana è lievito fecondo di vita e la scuola cattolica, dalla materna alla secondaria, popolata da alunni di ogni lingua, etnia e religione, è semenzaio di una nuova generazione, plurale e solidale. Nelle aule, nei corridoi, nel grande prato della scuola, centinaia di bambini e ragazzi insieme ai loro insegnanti imparano a parlarsi e a interagire con gioia e rispetto reciproco, e anche l’educazione alla cura dell’ambiente fa parte dei programmi scolastici, fin da piccolissimi. Sono la speranza di Chembur.
Non ci si può capire e amare a distanza. Così questo nostro nuovo luogo di missione, caotico e multiforme, mi appare non meno splendido della foresta del Karnataka: nel traffico e nelle moltitudini in movimento durante il giorno, e dietro ogni luce che brilla di notte come in un presepio, so che ci sono creature magari esteticamente non cosi belle come quelle della foresta, ma infinitamente amate da Dio e ora che sono qui sono felice di condividerne la vita e quindi anche i disagi quotidiani e i rischi dell’inquinamento. “Missionarie sempre e dovunque”, diceva Luigia Tincani: una volta di più, sperimento la verità di queste parole.
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in questo tempo di passione!"
(dalla liturgia)
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Ma lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ci permette di spedire facilmente anche le immagini, e quindi i biglietti augurali ritornano, con immagini digitali più o meno belle e accattivanti, complete di frasi già pronte, che basta solo firmare e spedire. Magari non c’è neanche bisogno di firmare, il mittente si vede lo stesso. E gli auguri arrivano a destinazione in tempo, anche quando ce ne ricordiamo all’ultimo momento.
Così per i compleanni e varie ricorrenze personali o sociali, e ormai perfino senza una particolare occasione, solo per augurare il buon giorno o una buona settimana.
In questi giorni ci saranno in giro tante cartoline digitali, gif animate, video di auguri, per … già, per quale motivo? Per la Pasqua. O per “le feste”. O anche per l’inizio della primavera. Va bene, ognuno può celebrare quello che vuole e con l’immagine che gli piace di più: ci sarà chi manderà gli auguri con un pulcino, con le uova colorate, con un coniglio o anche con qualche immagine che rappresenterà un personaggio avvolto nella luce, uscente da uno spazio buio (una grotta? una tomba? un nascondiglio?).
Ognuno può mandare le immagini che considera belle, originali, intriganti, quelle che si pensa piaceranno al destinatario. Sicuramente.
Ma … se questa festa significa per te la risurrezione di Gesù, cosa ci evoca la sua immagine fra i graziosi coniglietti e i mazzolini di fiori? In fin dei conti, è festa nostra perché è festa sua, la sua vittoria sulla morte è la realizzazione del suo progetto di vita per tutti noi. E ognuno di noi ha bisogno di incontrare il suo sguardo.
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