La parrocchia non è lontana, e il suono delle campane si è sentito forte. «Passando davanti alla chiesa – ho detto – sai cosa ho visto scritto (in latino)? “Riconosci, cristiano, la tua dignità”. E’ una frase famosa di Leone Magno». Le è piaciuta.L’unica finestra, con le inferriate – la baracca è tutta al pianterreno – è troppo in alto per poter vedere altro che un pezzetto di cielo. Per aprire la finestra occorre che qualcuno si arrampichi sul letto, lei non potrebbe farlo. «Mi dispiace che tu non veda mai fuori» – anche se non c’è molto da vedere, fra tanto cemento –, è come in un carcere». L’ho detto senza pensarci. Ha sorriso: «Forse non ti ricordi che in carcere ci sono stata [poi l’hanno rimborsata, per ingiusta detenzione, n. d. r.]: però la finestra era ad altezza d’uomo, vedevamo fuori, attraverso le sbarre. Ma ci sono carceri peggiori». Era un reparto per donne che avevano accettato di disintossicarsi mediante il metadone, e lei si occupava, allora, del bambino di un’altra detenuta, lo faceva giocare, perché la mamma stava più male di lei.
Mi ha parlato anche di un suo amico recentemente scomparso: insieme alla moglie andava a trovarla quando era in ospedale, anni fa, e l’ha sempre aiutata. Era un ex prete, con figli ormai grandi. Uscendo, mi sono ricordata delle ultime parole del curato di Bernanos: «Tutto è grazia».
- Dettagli
- Visite: 1942
Francesco
Dio è giovane
Una conversazione con Thomas Leoncini
Piemme 2018 ׀ pp. 125
Nella sua intervista a papa Francesco, Thomas Leoncini azzarda una sua definizione del pontificato di Bergoglio : “un elogio alla fragilità e agli scartati” (p. 59); ma la fragilità, precisa il Papa, è quella di Dio stesso. E’ la prospettiva teologica più realistica e più solidale con le generazioni che oggi si avvicendano in un mondo tecnologico e precario insieme.
In questa prospettiva papa Francesco afferma la sua “forte fiducia per i giovani, che possono cambiare la società in mezzo agli anziani” (p. 48).
Un libro carico di speranza e di forte provocazione: per i giovani di ogni età.
- Dettagli
- Visite: 1128
Se poi, in alternativa al Postumano, si esplora il mondo del +Umano, ci accorgiamo che esso prospetta oggi le vie di un potenziamento tecnologico che appare misero surrogato di umana pienezza: dalla ricerca dell’elisir di lunga vita alle realizzazioni della chirugia plastica e alle protesi bioniche o – più audacemente – alla crioconservazione, l’uomo per sua natura non vuole “scomparire dall’esistenza” – come dichiara qualche candidato all’ibernazione – e non vuole perdere il patrimonio di affetti che ha sperimentato in vita. La foscoliana “gioia” dei sepolcri (“sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha nell’urna”) appare consolazione assolutamente inadeguata alle potenzialità di cui l’uomo si sente portatore.
Da giovane, il Faust goethiano era convinto che nessun attimo della vita terrena avrebbe potuto essere tanto bello da desiderare di trasformarlo in un eterno presente; ma divenuto poi vecchio, cieco e tentato dalla depressione, sognerà un mondo reso felice dall’ingegno umano, un mondo ideale in cui si sarebbe potuto dire «Attimo, rimani: sei così bello!» senza temere che quell’attimo diventasse passato. Dio non smentisce quel sogno, perché è Lui che ha messo nel cuore dell’uomo la nozione dell’eternità, cioè “la durata dei tempi” (Qo 3,11) –, e quindi l’aspirazione ad affrancarsi dalla successione del tempo. Nel mito greco Chronos divora i suoi figli, ma l’uomo per sua natura aspira ad entrare nell’eterno, cioè nella dimensione di un presente durevole, immune dagli avvicendamenti temporali: Colui che “ha fatto bella ogni cosa nel suo proprio tempo” e quindi nella sua fragilità, ha creato l’uomo per essere partecipe della Sua stessa vita: “questa è la promessa che egli ci ha fatto, la vita eterna” (1Gv 2, 25).
Ed è questo il “trasumanare” che costituiva per Dante (Par. I 70) l’orizzonte proprio della natura umana: un travalicare l’umano senza distruggerlo nel post-umano. Perché “la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo è la visione di Dio” (Ireneo di Lione IV 20,7). Ma in quanto dono di un’amicizia gratuita e appassionata, tutto questo va ben al di là delle ingegnosità dell’uomo, pur tanto preziose per il suo soggiorno nel tempo. La Pasqua ci lascia così, nelle nostre giornate caotiche e dispersive, un richiamo alla consapevolezza di noi stessi, a partire dagli strati più profondi del nostro sentire. Da non mettere a tacere.
- Dettagli
- Visite: 1892
