Non ci si è resi conto che si è entrati, senza chiedere permesso, nelle case e nelle camere (per chi ce l’ha) di questi giovani, violando il loro mondo più nascosto e personale, parte dei loro segreti, quello che tra i banchi spesso non viene fuori. Così di alcuni abbiamo conosciuto, condividendole anche con una risata, le passioni più nascoste, attraverso i poster alle pareti della loro stanza; ma di altri abbiamo scoperto con dolore e con stupore la loro povertà, le difficoltà quotidiane che affrontano con la loro famiglia numerosa, per vivere e per studiare in pochi metri quadrati. Non sappiamo quanto sia costato a questi ragazzi accendere la videocamera, ma sappiamo di avere avuto di fronte, tanti piccoli “giganti” che, nonostante la loro giovane età, sanno vivere con dignità senza mai lamentarsi senza approfittarsene la loro condizione precaria, sorprendendoci per la grande lezione di umiltà che questa volta è stata data a noi.
Questa breve parola non racchiude in sé solo una didattica ben organizzata e strutturata, ma molto di più. È innanzitutto un luogo, dove sin da bambini si trascorre la maggior parte della giornata, divenendo per tutti una seconda casa. L’unico luogo che non si dimenticherà mai perché soltanto lì si vive tra compagni, così come tra studenti e insegnanti, quel misterioso scambio di emozioni, di complicità, di stati d’animo, di sguardi che leggono e parlano, di sorrisi e, soprattutto, di crescita reciproca.
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Il territorio, densamente popolato, ha sperimentato un silenzio di morte… Le industrie che funzionavano ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, hanno fermato ogni genere di attività; metro, treni ed autobus che aiutavano le persone a raggiungere le loro destinazioni sono rimasti fermi nei loro depositi. Parchi, centri commerciali, cinema e teatri, centri di intrattenimento, sono rimasti chiusi. Silenzio ovunque ed ognuno in uno stato mentale di timore, ansietà, impotenza e irrequietezza in un riposo e in un silenzio forzato.
Nondimeno, questo inedito modo di vita causato dal rapido diffondersi del virus e dal conseguente lockdown ha anche un lato per svariati aspetti positivo. Gli esseri umani completamente assorbiti dal mondo materialista e consumistico con la pretesa di una signoria su tutto, hanno iniziato a riconoscere gradualmente le loro inadeguatezze, incapacità e la loro impotenza, e quindi hanno cominciato a rivolgere lo sguardo verso "dove verrà l'aiuto", al Divino, all’Unico potente, rivolgendosi a Lui nella fiducia per un aiuto nel momento della desolazione. Quanto è vera l'affermazione: "i nostri cuori sono irrequieti finché non trovano riposo in Lui"! Quindi, questo momento di desolazione ha risvegliato in tutti la vita spirituale dormiente. Quando i luoghi di culto sono stati chiusi, le famiglie si sono sintonizzate nei templi dove Dio è lieto di abitare: le famiglie cattoliche sono diventate piccole chiese domestiche con spirito di preghiera e devozione.I giovani genitori super impegnati, che non avevano tempo da trascorrere con figli e genitori anziani, costretti a stare al chiuso hanno iniziato a sperimentare il calore della vita familiare, dello stare insieme, riscoprendo lo spirito familiare, l'unità, l'interesse reciproco e la collaborazione, imparando così nuovamente la bellezza e la santità della vita familiare.
Così, in un certo modo, questo periodo di lockdown ha aiutato ciascuno a riconoscere la propria creaturalità di fronte al Creatore onnipotente.
Tuttavia questa pandemia ha colpito duramente l'uomo comune, i salariati giornalieri e i migranti che hanno sofferto per la mancanza perfino delle cose necessarie alla mera sussistenza.
Ma, come dice il proverbio, "Quando si chiude una porta, Dio ne aprirà un'altra" e "Ogni nuvola scura ha un rivestimento d'argento", la Chiesa cattolica di Mumbai, sotto la guida del cardinale, si è dimostrata all’altezza del momento nell’affrontare le sfide della vita. Molti volontari come buoni samaritani si sono fatti avanti prestando il loro generoso servizio e aiuto.
* Le porte delle parrocchie sono state aperte per distribuire i beni di prima necessità.
* Molte ONG hanno aperto le braccia per soddisfare le esigenze dei poveri.
* Famosi attori cinematografici hanno prestato la loro cooperazione ai nostri migranti per aiutarli a tornare a casa sani e salvi.
* Scuole e college, chiusi a causa della pandemia, hanno dato il benvenuto ai migranti senzatetto offrendo loro un rifugio.
* La brusca interruzione della scuola in presenza ha creato molto caos tra studenti e genitori. Per aiutare gli alunni, gli insegnanti hanno fatto uso della tecnologia per continuare il programma scolastico.
Come tutto ciò è potuto accadere in questa situazione pericolosa?La risposta è ... la voce divina ha risuonato nelle orecchie di tutte queste brave persone: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero un senzatetto e mi avete dato riparo ..."Sebbene non abbiamo Madre Teresa di Calcutta, abbiamo potuto vedere molte MADRE THERESA che si sono fatte avanti per offrire i loro servizi e raggiungere le persone, specialmente i più poveri tra i poveri.
Tanto di cappello a tutte queste persone. Che Dio li ricolmi delle sue benedizioni e dia loro la salute della mente e del corpo per servire ancora meglio l'umanità bisognosa.
Helen
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“Sono Alessandro, studente del quinto anno di Giurisprudenza.Ho avuto il privilegio di essere stato seguito dall’Ufficio Orientamento sin dal primo anno.Sono stato guidato con saggezza e molta pazienza; è stato fondamentale in questi cinque anni avere la possibilità di essere ascoltato e di ricevere consigli preziosi. Ho fatto l'esperienza di essere accolto e accompagnato concretamente in varie scelte del mio iter formativo, che ora mi permettono di essere consapevole delle responsabilità che dovrò assumere come uomo e come cittadinoGrazie a questo percorso ho potuto vivere in pienezza tutta la vita universitaria.Orientare noi ragazzi è davvero impegnativo, in quanto è un lavoro artigianale che richiede carità e capacità di ascolto; ed è per questo che consiglio a tutti i miei colleghi ed amici di rivolgersi all’Ufficio.Sono davvero grato per tutto il tempo che mi è stato dedicato, e ringrazio la Lumsa perché mette sempre al centro il bene degli studenti.”
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Nel campus dove viviamo c’è la chiesa parrocchiale, la canonica, la scuola e un piccolo convento. Ci sono poche famiglie cattoliche nei dintorni, ma vi si trovano famiglie appartenenti a varie denominazioni cristiane. La parrocchia ha 14 centri missionari nei villaggi.Noi siamo tre e svolgiamo il nostro servizio come insegnanti nella Scuola Parrocchiale della diocesi “Infant Jesus English Medium High School, Bhuvanapalli”. Abbiamo circa 430 alunni, dalla scuola dell’infanzia fino alla decima classe. Gli alunni provengono da villaggi lontani e da famiglie povere. La maggior parte dei loro genitori sono lavoratori a giornata e analfabeti; così i ragazzi non hanno un ambiente adatto allo studio e non ricevono incoraggiamenti dai loro genitori. C’è una grande necessità di andare a trovare le famiglie dei nostri alunni nei villaggi per dare loro una guida e incoraggiarli a venire regolarmente a scuola.
Ora che tutto il mondo si trova sotto l’effetto del coronavirus in un modo o in un altro, Mr. Jagan Mohan Reddy, il primo ministro dell’Andhra Pradesh, ha diviso il territorio dello stato in 3 tipi di zone in base al numero di casi di affetti da coronavirus, in modo da combattere la pandemia nel modo migliore. Per questo ha assunto dei volontari e operatori sanitari per identificare i casi e portarli a conoscenza del Dipartimento della Salute. Le tre zone sono rosse, gialle e verdi. Nelle zone rosse i casi positivi al covid-19 sono più numerosi e lì si seguono le regole più rigide del lockdown. Nelle zone gialle ci sono pochi casi di persone positive al covid-19 e si cerca di rallentare il diffondersi dell’epidemia. Le zone verdi sono libere dal virus, ma anche lì si seguono le regole del lockdown. Noi ci troviamo in una zona verde.
A causa del lockdown le scuole sono chiuse e non sappiamo quando potranno riaprire. Siccome molti dei nostri alunni vengono da villaggi remoti, non hanno accesso ad una adeguata rete internet e nemmeno possiedono gli strumenti per le classi online. Così la necessità attuale per noi è quella di trovare modi e mezzi per continuare una qualche forma di didattica con i nostri studenti. Abbiamo quindi creato dei gruppi WhatsApp per ogni classe per poter inviare i compiti e i materiali da studiare giorno per giorno; ogni insegnante è tenuto ad inviare i materiali per la sua classe e tutti stanno facendo del loro meglio, ma nemmeno la metà degli alunni ha la possibilità di accedere a questo sistema e noi ora non possiamo aiutarli, quando riapriranno le scuole vedremo come fare per metterli in paro con gli altri; per ora un sistema che stiamo adottando è quello di chiedere ai compagni di classe che abitano vicino di condividere quello che ricevono dalla scuola con i compagni che non hanno questa possibilità. Noi possiamo solo inviare i compiti e indicare che cosa devono studiare, qualche volta chiediamo di svolgere dei piccoli progetti, che loro ci inviano per la correzione; con alcuni il sistema funziona, si vede che stanno lavorando bene, purtroppo non tutti possono. Aiutiamo anche i bambini del vicinato, gli unici che possiamo incontrare di persona, ad imparare a parlare in Inglese. Per il resto, sembra che alla riapertura delle scuole saranno abolite le vacanze per le festività religiose Indù ed anche per il Natale, in modo da avere più giorni per completare il programma.
Olivia
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La Parola di Dio ci manifesta le sue provocazioni, attese, progetti. Sono domande che vogliono superare il muro delle nostre paure, diffidenze, pigrizie, ottusità; e la parte non scritta della Bibbia è fatta delle personali risposte di ogni lettore o ascoltatore. “Chi ha orecchi per intendere, intenda” (Mc 4,9): solo chi capisce, cioè fa spazio all’alterità di chi parla, può rispondere.
Così anche le circostanze della vita personale e collettiva ci sollecitano a recuperare la nostra relazionalità umana, immagine di un Dio trinitario, chiamata a divenirgli somigliante proprio nella libertà di un dialogo non omologante ma aperto all’alterità.
I 40 giorni del cammino di Israele nel deserto sono così una metafora dei nostri percorsi di vita, a volte contorti e faticosi, a volte emozionati dall’esperienza dell’amore che ci accompagna.
“Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi” (papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2020).
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