(Unione santa Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola)
In occasione delle Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico “Oltre lo scivolo. Beni culturali ecclesiastici: dall’accessibilità all’inclusione”, la Biblioteca Luigia Tincani propone la mostra intitolata: Luigia Tincani e i suoi libri.
Il libro è stato in ogni momento della sua vita strumento per lei sicuro, discreto e indispensabile di riflessione, di maturazione, di crescita, fonte, per il suo spirito in ricerca, delle più amate scoperte.
Luigia Tincani (1889 –1976) ha partecipato, agli inizi del Novecento, al sorgere dei movimenti cattolici laicali, animandoli con una lucida intuizione dei nuovi compiti sociali e professionali della donna.
Fin da giovanissima maturò la sua vocazione apostolica nella passione per l’impegno educativo all’interno della società laica dell’Italia del primo Novecento, alimentando la propria spiritualità a Bologna e a Roma, a contatto con il mondo domenicano e cateriniano.
La vocazione religiosa, maturò in tali ambienti, con il sostegno di p. Ludovico Fanfani O.P. e si attuò nel servizio dell’evangelizzazione della cultura in tutti i luoghi in cui essa si elabora, con la passione dello studio e dell'azione educativa, in particolare come forma di pre-evangelizzazione.
Luigia Tincani, dal 2011 venerabile, fu la fondatrice dell’Unione di Santa Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola e dell’Istituto Superiore Pareggiato di Magistero Maria SS. Assunta che, con il passare degli anni si trasformò in Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA).
La mostra vuole presentare le caratteristiche umane e spirituali di Luigia Tincani attraverso i libri della sua biblioteca. La scelta dei libri riguarda l'ambito familiare, scolastico e universitario, il suo approccio allo studio di S. Tommaso d'Aquino, di vari filosofi ed educatori come Maria Montessori.
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Nella nostra Congregazione non c’è una data fissa per fare le professioni e questa fu solo una felice casuale coincidenza. Le indiane e le pakistane non si conoscono e appartengono a due Paesi in rapporti reciproci piuttosto tesi, e tuttavia sono diventate Sorelle e sicuramente hanno pregato le une per le altre.
Dall’India abbiamo ricevuto il filmato della funzione e lo abbiamo guardato gioiosamente insieme, rallegrandoci nel vedere Sorelle già conosciute e imparando i nomi di quelle che ancora non conosciamo.

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Festeggiamo i 75 anni della nostra presenza in questo Paese.
Il 7 febbraio 1948, cinque religiose italiane arrivarono dall’Italia a Multan, in Pakistan, per mettersi al servizio di quella Chiesa. Arrivarono su invito del vescovo, Franesco Benedetto Cialeo, che era stato anche lui missionario in Pakistan. Le Missionarie della Scuola cominciarono la loro missione dalla scuola “ Saint Mary-s Convent School” di Multan.
Ringraziamo tutte le sorelle, quelle di allora e quelle di oggi, per la loro venuta in Pakistan in missione.
Ringraziamo Dio per le prime Sorelle che sono arrivate qui; riposino in pace...Grazie a loro son potute nascere e portare frutto le vocazioni delle Pakistane.
Che Dio benedica il nostro lavoro e ci conceda lo zelo, la fedeltà e l’entusiasmo nella preghiera e nella vita di ogni giorno.
Amen.
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Giovanissima, quando incominciava il suo cammino di studio serio, profondo, gioioso, fece l’esperienza di Dio. Ci diceva che inaspettatamente, in un incontro con un gruppo di giovani missionarie domenicane di Madre Tincani, aveva scoperto di avere la vocazione religiosa. Sempre più innamorata della scoperta, per tutta la vita la approfondì come ben sapeva lei e Madre Tincani, con la quale si trovò in sintonia profonda, le aprì la strada verso la spiritualità domenicana: ne comprese e condivise l’aspetto contemplativo-apostolico così presentato da Madre Tincani: “l'anima domenicana è quella che ha posto il suo intelletto e il suo cuore in Dio solo, e vuole lui solo, lui solo ama e sa nutrirsi e trovare l'unica sua gioia nella contemplazione della eterna verità; ma, poiché 'non può fare alcuna utilità' al suo Dio e l'amore ha bisogno di donare, ella si rivolge al prossimo suo e 'cerca di piacere a Dio, Verità, nella fame della salute delle anime con ogni sollecitudine' ” (LT alle sorelle, 21 nov. 1919). Vedeva espresso il primato di Dio nell'importanza data al Sacrificio eucaristico, alla Parola di Dio e alla sua solenne celebrazione liturgica nell'Ufficio. Elena visse in profondità la vita liturgica e per la sua passione e competenza fu scelta dai Padri domenicani come membro della Commissione liturgica italiana domenicana. Raccomandava alle sorelle e a chi si consigliava con lei, di nutrire la propria vita spirituale e apostolica alla sorgente delle verità della fede, alla Parola di Dio e aiutava a capire l’importanza dello studio e della lectio divina. Fu attenta all’essenzialità della preghiera, in vista di una profonda vita interiore: ci ripeteva con la Madre che “il lavoro della vita spirituale [...] deve prendere, secondo lo spirito domenicano e cateriniano, una strada molto luminosa ed elevata, la strada delle grandi cime, che non si perde nelle vie meschine e tortuose. Impariamo a tenere l’anima molto in alto sulle vette della fede” (LT alle sorelle, 26 mar. 1934).
La domenicana Caterina da Siena, scelta come sua Madre e Maestra, accompagnò sempre Elena, in una maniera tutta particolare negli ultimi anni della sua vita, quando fu Presidente del Centro Internazionale di Studi Cateriniani – CISC - di Roma e diede perciò più tempo e più interesse allo studio delle Opere della Santa. In particolare curò la traduzione del Dialogo di S. Caterina in lingua corrente.
Gli studi non la abbandonarono mai: negli anni Settanta frequentò l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Mater Ecclesiae. Nel 1976 conseguì inoltre il diploma della scuola di Biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Frequentò l’Istituto Superiore di Latinità presso il Pontificio Ateneo Salesiano. Prestò servizio presso la cattedra di Lingua e letteratura latina del Magistero Maria Assunta di Roma e dal 1976 fu assegnista presso la cattedra di Lingua e letteratura latina alla Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Roma. Dal 1992 al 2018 insegnò come professore associato all’Università di Roma 3 dove tenne corsi di linguistica latina, storia della lingua latina, lingua e letteratura latina dell’età romano-barbarica. Insegnò alla Lateranense: fonti patristiche della filosofia cristiana, il latino della Scolastica. Frequentò vari Convegni, scrisse articoli e si occupò di pubblicazioni numerose, soprattutto sulla funzione socio-politica e culturale della comunicazione linguistica in latino e sui rapporti tra la cultura romana e altre culture nei secolo IV-VI. Organizzò i Corsi di formazione iniziale e perenne per le Missionarie ed ebbe molto a cuore la loro formazione allo studio.
In questo suo cammino Elena è stata luce per le sorelle, docente stimata pe i giovani che incontrava sia all’Università sia al Collegio Universitario Regina Mundi. Insegnare era la sua passione, il latino le piaceva e lo voleva far piacere, ma all’Università lei soprattutto cercava i poveri di verità e di amore: erano i suoi studenti che avvicinava fuori dalle lezioni e che la cercavano. La sua presenza in università le dava l’occasione per lei preziosa di avvicinare i giovani e di ascoltarli nelle loro problematiche, talvolta nei loro entusiasmi, spesso nella mancanza di senso e di speranza nella loro vita.
Ma soprattutto la vita interiore di Elena la portava a cercare sempre e dovunque chi stava male, chi era solo, chi si era allontanato da Dio o non l’aveva mai cercato. Era sua la preghiera di Domenico che passava le notti nella basilica di s. Sabina chiedendo misericordia per i peccatori e rinunciava alla cose più care per aiutare i più poveri. Nelle ore della sera trovava ogni giorno il momento per raggiungere una donna completamente dipendente, impossibilitata a muoversi e quasi sempre sola, che aspettava di sentire la voce di Elena che le insegnava ad andare avanti e anche se non le poteva dare un aiuto materiale la confortava con la comprensione. Con il cellulare arrivava in alcune famiglie disperate per una desolante solitudine, per mancanza di aiuti, di denaro, per problemi gravi di salute, salute mentali in particolare, per anzianità, e con la sua tenacia riuscì a risolvere qualche problema, cose che non comunicava per discrezione. Mi diceva una volta che in una situazione molto grave seppe in pochi minuti mettere in contatto con il suo Parroco chi ne aveva il desiderio, ma si era troppo allontanato e riuscì a far ricevere il sacramento degli infermi a quella persona che sperò contro ogni speranza e fu esaudita.
Chiudiamo questo semplice profilo di Elena raccogliendo le espressioni più vere che sono subito apparse sui cellulari delle Sorelle:
Grazie ad Elena per tutto quello che ha lasciato come eredità: facciamone tesoro per un cammino sereno e gioioso di grande umiltà e carità.
Elena ci mancherà, ma rimane il suo esempio. Dio che ce l’ha tolta così presto ce la ridia come mediatrice per ciascuna di noi.
Abbiamo perso una Sorella ideale, ma il suo ricordo e l’affetto che ci legava non moriranno mai. Elena era una persona buona e onesta, sorridente, gioiosa, entusiasta, sempre pronta ad aiutare, esempio di coraggio, piena di amore e di fede, tanto dolce e comprensiva quanto tenace nel chiedere e ottenere quanto le sembrava giusto e necessario.
Ha sempre dato il meglio di sé a tutti coloro che le andavano incontro per qualunque necessità.
C’è solo una parola da dirti, Elena: grazie! Grazie dell’esempio della tua semplice e bella vita, grazie della tua guida e dell’aiuto che ci hai dato: ora prega per noi. Sei fisicamente lontana da noi ma più vicina a Dio, nella pienezza di vita con i santi.
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Ma oggi la Chiesa celebra, in Oriente e in Occidente, la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, cioè dell’efficacia redentiva dell’amore di Dio, solidale con il dolore dell’uomo. Così anche il segno di Caino (Gen 4,15) si rivela segno di speranza offerta a ogni uomo o donna, creature redente dal sangue di Cristo e da Lui innestate nella vita di Dio.
Nessuno ci tolga quella croce (cioè quella speranza) dall’anima. E neanche dagli occhi. Senza paura di chiamare le cose col loro nome, ma ci riconosciamo fratelli solo se impariamo a guardarci come ci guarda Dio.
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