Così anche l’Avvento cristiano – tempo liturgico che ripercorre il cammino di Dio verso l’uomo, all’interno della storia – sembra svuotarsi della percezione di un arrivo (“Ecco colui che prende su di sé il peccato del mondo”, Gv 1,29), e anche dalla percezione di una presenza ininterrotta nella nostra storia (“Io sono con voi tutti i giorni fino alla pienezza del tempo”, Mt 28,20).
Eppure, paradossalmente, gli improbabili camuffamenti di questo Avvento, proprio mentre riducono l’alacrità del cammino dell’uomo alla ricerca di Dio, possono ridare consapevolezza dell’iniziativa del cammino di Dio alla ricerca dell’uomo, come già evidenziava il filosofo ebreo Abraham Heschel.
I nostri interrogativi, le nostre attese, le nostre preghiere, non sono che risposte – per lo più goffe e inadeguate – a Colui che viene a cercarci e a condividere il nostro cammino.
E l’essenziale non è trovarLo, ma lasciarci trovare da Lui. Caterina da Siena coglieva il paradosso di un Dio che alla preghiera del cristiano – “Signore, non sono degno che tu entri in me” – risponde: “io però sono degno di entrare in te!” (Legenda maior, 192).
“Non ci sono risposte facili a problemi complessi – ha ricordato papa Francesco nel centro di accoglienza dei rifugiati a Mytilene –; c’è invece la necessità di accompagnare i processi dal di dentro”.
Dio ci prende sul serio. E se ce ne accorgiamo, la vita cambia.
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Assaporando il mistero della creazione dell’uomo, Caterina evidenzia l’aspetto trinitario dell’essere umano creato ad immagine e somiglianza di Dio uno e trino: “la carità increata ti mosse a creare l'uomo a tua immagine e somiglianza. […] Tu, Trinità eterna hai fatto questo perché volevi che l’uomo prendesse parte alla tua vita, o somma ed eterna Trinità. Per questo gli desti la memoria affinché si ricordasse dei tuoi benefici, per essa l’uomo partecipa della potenza di te, Padre eterno; gli desti l'intelligenza affinché vedesse e conoscesse la tua bontà, partecipando così della sapienza del tuo Figlio unigenito; gli desti la volontà affinché potesse amare ciò che l'intelletto aveva veduto e conosciuto della tua verità, divenendo partecipe della clemenza dello Spirito Santo. Quale fu la cagione per cui hai dato all'uomo una dignità così eccelsa? L'amore inestimabile con cui guardasti in te stesso la tua creatura e t’innamorasti di lei”. (D XIII)
La gioia di riconoscersi amata da Dio, di sapersi creatura che è in quanto tutto ha ricevuto, fa di Caterina il cantore della divina misericordia che dà la vita e accompagna l’essere umano nel suo cammino terreno: “Nella tua misericordia fummo creati; nella tua misericordia fummo rigenerati nel sangue di tuo Figlio. La tua misericordia ci conserva nell’essere. […] La tua misericordia dona la vita; da essa emana la luce che ci fa scoprire la tua benevolenza verso ogni creatura, sia verso i giusti sia verso i peccatori. […] O pazzo d'amore: non ti bastò incarnarti, che volesti anche morire? Non ti bastò morire, che volesti scendere perfino agl’inferi per liberarne i santi padri e dar così compimento alla tua verità e alla tua misericordia verso di loro? […] Vedo che fu la tua misericordia a costringerti a dare all'uomo ancor di più lasciandoci te stesso in cibo, affinché noi deboli ne fossimo confortati, ed ignoranti e smemorati quali siamo non perdessimo il ricordo dei tuoi benefici. Per questo dai ogni giorno all’uomo un tale cibo, rendendoti presente nel sacramento dell’altare nel corpo mistico della santa Chiesa. Chi ha fatto questo? La tua misericordia. O misericordia! Il cuore si sente sopraffatto pensando a te, perché dovunque mi volga con il pensiero non trovo altro che misericordia.” (D XXX)
In una società che restringe sempre di più l’orizzonte di senso alle sole realtà materiali, che rinchiude il valore dell’uomo nel successo, nella gratificazione di sé e nell’apparire, lo sguardo di Caterina ci riporta all’essenziale, alla creaturalità dell’essere umano; è uno sguardo di fede in Dio, che diventa anche fede nell’uomo, in ogni uomo creatura epicletica ad immagine trinitaria; uno sguardo di fede che porta ad uscire da sé e ad andare incontro ad ogni ‘altro’ che incrociamo nelle nostre giornate.
Come ha detto più volte papa Francesco, solo se siamo coscienti di aver ricevuto misericordia, di essere continuamente bisognosi di misericordia, potremo essere a nostra volta misericordiosi nei confronti di chi incontriamo; sapremo avere quello sguardo buono che solleva; sapremo essere fratelli, sorelle; saremo in grado di stare come Caterina alla presenza di Dio per intercedere, non per la salvezza o consolazione nostra, ma per gli altri: “Perciò ti prego, divina eterna carità, che ti vendichi su di me, ma usi misericordia al tuo popolo: mai mi allontanerò dalla tua presenza fino a quando non vedrò che tu gli userai misericordia. E che mi importerebbe di vedere che io posseggo la vita eterna, il tuo popolo invece la morte?” (D XIII)
Tanto più oggi, in questo periodo difficile, caratterizzato da tanta generosità ma anche da derive egoistiche, l’esempio di Caterina è quanto mai attuale; essere misericordia per gli altri può essere alla portata di tutti: chinarsi sulle tante ferite del mondo segnato dalla pandemia e essere preghiera per chi non ha più nemmeno la forza di rivolgere lo sguardo a Dio. Come ricorda papa Francesco: “tutto nasce da qui, dalla grazia di essere misericordiati. Da qui comincia il cammino cristiano. Se invece ci basiamo sulle nostre capacità, sull’efficienza delle nostre strutture e dei nostri progetti, non andremo lontano. Solo se accogliamo l’amore di Dio potremo dare qualcosa di nuovo al mondo.”
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Data la situazione presente del mondo, il coronavirus si è diffuso anche in Pakistan. Tutti soffrono, ma specialmente quelli che ne sono colpiti e molti sono i morti a causa di questa epidemia. Molti giovani dottori, suore e sacerdoti hanno rischiato per servire l'umanità in questo momento pericoloso e hanno offerto la loro preziosa vita a Dio salvando le altre anime. La loro morte è una grande perdita per la Chiesa e anche per il governo.
A causa del coronavirus siamo chiusi in casa. Molte zone del Pakistan come Karachi, Islamabad, Lahore, Faisalabad e Multan sono sigillate.
Io appartengo alla comunità di Multan. Nella situazione attuale, se guardiamo al livello di istruzione degli studenti, stiamo peggiorando, perché le scuole sono chiuse e anche a noi non è permesso chiamare i nostri insegnanti.
Mentre stiamo a casa stiamo facendo del nostro meglio. Ad esempio, ogni insegnante ha creato un gruppo degli studenti di ogni classe, stiamo inviando loro i compiti tramite WhatsApp e alcuni insegnanti stanno facendo l loro lezioni su Google Meet e su Zoom. Per quegli studenti che non hanno alcuna possibilità di una connessione internet, prepariamo gli appunti e li lasciamo in ufficio, così uno per uno vengono con i loro genitori e prendono i loro appunti. In questo modo stiamo cercando di coinvolgere gli studenti nell'istruzione utilizzando la tecnologia moderna in un modo migliore e ci teniamo anche in contatto con i loro genitori. A volte i genitori condividono le loro preoccupazioni economiche, finanziariamente sono molto poveri e per questo non pagano le rette nelle nostre scuole. Qualche volta perdono la speranza, ma noi li incoraggiamo e li guidiamo ad avere fiducia in Dio, è Lui che può risolvere i nostri problemi. Assicuriamo loro che stiamo pregando per loro.
Stiamo coinvolgendo il nostro personale domestico in diverse attività. Qualsiasi appello che riceviamo dal Santo Padre, lo condividiamo con loro. Ad esempio, nel mese di maggio, il papa ha chiesto una giornata di digiuno e preghiera per la fine della pandemia, così anche i nostri aiutanti ci lo hanno seguito. Noi e i nostri aiutanti abbiamo recitato il Padre Nostro il 25 marzo alle 12:00 secondo la richiesta del Santo Padre. Ispiriamo i nostri collaboratori a pregare con le loro famiglie e facciamo lo stesso nella nostra comunità.
Di notte alle 21:30 abbiamo seguito l'adorazione e recitato il Santo Rosario con il Santo Padre attraverso i canali multimediali. Alle 17:30 abbiamo avuto un'ora di adorazione in cui abbiamo mostrato diversi simboli dell'universo come menzionato nella “Laudato Sii”. Abbiamo letto i diversi passaggi di questo documento e abbiamo recitato il Rosario per tutte le intenzioni del Santo Padre.
Nel mese di maggio gli altri anni recitavamo il rosario di fronte alla grotta di Maria, cui partecipavano anche persone esterne alla comunità; e il 31 maggio, nella festa della visita di Maria a Santa Elisabetta, essi portavano la loro offerta sotto forma di cibo, denaro e veli e doni alla Madonna.
Anche quest’anno abbiamo potuto recitare il Rosario con le persone, ma non sono potuti venire in tanti a causa del coronavirus: da soli o a due per due, a seconda del loro tempo, sono venuti e hanno pregato perché hanno una grande devozione per la Madonna. Dopo il Rosario abbiamo pregato la Madonna (la preghiera alla Vergine Maria per la protezione durante la pandemia di Coronavirus) che il Santo Padre ha chiesto di recitare, abbiamo distribuito la preghiera alla gente in modo che a casa possano pregare la Madonna. Nella comunità preghiamo sempre di più dal giorno in cui è iniziato questo virus. Abbiamo iniziato un'ora di adorazione ogni giorno, per la fine della pandemia e recitiamo la coroncina della misericordia per chiedere la misericordia di Dio.
La delegata ha chiesto che anche durante il lockdown si trovi il modo di essere in contatto con il nostro popolo attraverso diversi mezzi di apostolato per essere loro di sostegno e consolazione e nutrire la loro fede perché siano cristiani autentici, forti e fedeli al Signore fino all’ultimo respiro.
Così abbiamo pensato di prendere delle frasi della nostra fondatrice, Luigia Tincani, e preparare degli MMS da inserire sulla nostra pagina Facebook intitolata: "DOMENICANE MISSIONARIE DELLA SCUOLA Pakistan". Questo deve essere il risultato del nostro studio sugli scritti della fondatrice o delle sorelle Anna Maria Balducci, Edda Ducci, Giuliana Cavallini ecc.
Sappiamo che le circostanze sono molto difficili, ma possiamo ugualmente ricavarne qualcosa di positivo: questa situazione ci ha dato la possibilità di costruire i nostri rapporti con Dio, di praticare le diverse virtù della pazienza, dell'umiltà e del silenzio e di accrescere la nostra fede in Dio. Ci incoraggia a sopportare tutte le sofferenze per la gloria di Dio come Gesù ha sofferto per la nostra salvezza. È un'occasione d'oro per le famiglie di trascorrere del tempo insieme, specialmente per coloro che sono impegnati nella loro vita professionale. Può essere una nostra meravigliosa esperienza per rinnovare la nostra vita accettando la volontà di Dio in questo momento difficile.
Monika
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Agnieszka
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