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Papa Francesco, nell’omelia per la domenica della misericordia, ci ha ricordato che solo la consapevolezza di aver ricevuto e continuamente ricevere la misericordia di Dio, di essere il frutto della Sua misericordia, ci rende capaci di vedere noi stessi e tutti gli esseri umani con gli occhi creatori e ricreatori di Dio: uno sguardo che “non porta una pace che toglie i problemi di fuori, ma una pace che infonde fiducia dentro” ed è alla base del mandato missionario. “E i discepoli si sentono misericordiati: sentono che Dio non li condanna, non li umilia, ma crede in loro. Sì, crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi”. Papa Francesco cita il card. Newman per spiegare come Dio ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi; anche Caterina aveva raggiunto la stessa consapevolezza, che le procurava una gioia tale da renderla “quasi come ebbra”, da farle dire che Dio non solo ci ama, ma è addirittura innamorato della Sua creatura così come l’ha pensata e contemplata nell’infinità del Suo amore.

Assaporando il mistero della creazione dell’uomo, Caterina evidenzia l’aspetto trinitario dell’essere umano creato ad immagine e somiglianza di Dio uno e trino: “la carità increata ti mosse a creare l'uomo a tua immagine e somiglianza. […] Tu, Trinità eterna hai fatto questo perché volevi che l’uomo prendesse parte alla tua vita, o somma ed eterna Trinità. Per questo gli desti la memoria affinché si ricordasse dei tuoi benefici, per essa l’uomo partecipa della potenza di te, Padre eterno; gli desti l'intelligenza affinché vedesse e conoscesse la tua bontà, partecipando così della sapienza del tuo Figlio unigenito; gli desti la volontà affinché potesse amare ciò che l'intelletto aveva veduto e conosciuto della tua verità, divenendo partecipe della clemenza dello Spirito Santo. Quale fu la cagione per cui hai dato all'uomo una dignità così eccelsa? L'amore inestimabile con cui guardasti in te stesso la tua creatura e t’innamorasti di lei”. (D XIII)

La gioia di riconoscersi amata da Dio, di sapersi creatura che è in quanto tutto ha ricevuto, fa di Caterina il cantore della divina misericordia che dà la vita e accompagna l’essere umano nel suo cammino terreno: “Nella tua misericordia fummo creati; nella tua misericordia fummo rigenerati nel sangue di tuo Figlio. La tua misericordia ci conserva nell’essere. […] La tua misericordia dona la vita; da essa emana la luce che ci fa scoprire la tua benevolenza verso ogni creatura, sia verso i giusti sia verso i peccatori. […] O pazzo d'amore: non ti bastò incarnarti, che volesti anche morire? Non ti bastò morire, che volesti scendere perfino agl’inferi per liberarne i santi padri e dar così compimento alla tua verità e alla tua misericordia verso di loro? […] Vedo che fu la tua misericordia a costringerti a dare all'uomo ancor di più lasciandoci te stesso in cibo, affinché noi deboli ne fossimo confortati, ed ignoranti e smemorati quali siamo non perdessimo il ricordo dei tuoi benefici. Per questo dai ogni giorno all’uomo un tale cibo, rendendoti presente nel sacramento dell’altare nel corpo mistico della santa Chiesa. Chi ha fatto questo? La tua misericordia. O misericordia! Il cuore si sente sopraffatto pensando a te, perché dovunque mi volga con il pensiero non trovo altro che misericordia.” (D XXX)

In una società che restringe sempre di più l’orizzonte di senso alle sole realtà materiali, che rinchiude il valore dell’uomo nel successo, nella gratificazione di sé e nell’apparire, lo sguardo di Caterina ci riporta all’essenziale, alla creaturalità dell’essere umano; è uno sguardo di fede in Dio, che diventa anche fede nell’uomo, in ogni uomo creatura epicletica ad immagine trinitaria; uno sguardo di fede che porta ad uscire da sé e ad andare incontro ad ogni ‘altro’ che incrociamo nelle nostre giornate.

Come ha detto più volte papa Francesco, solo se siamo coscienti di aver ricevuto misericordia, di essere continuamente bisognosi di misericordia, potremo essere a nostra volta misericordiosi nei confronti di chi incontriamo; sapremo avere quello sguardo buono che solleva; sapremo essere fratelli, sorelle; saremo in grado di stare come Caterina alla presenza di Dio per intercedere, non per la salvezza o consolazione nostra, ma per gli altri: “Perciò ti prego, divina eterna carità, che ti vendichi su di me, ma usi misericordia al tuo popolo: mai mi allontanerò dalla tua presenza fino a quando non vedrò che tu gli userai misericordia. E che mi importerebbe di vedere che io posseggo la vita eterna, il tuo popolo invece la morte?” (D XIII)

Tanto più oggi, in questo periodo difficile, caratterizzato da tanta generosità ma anche da derive egoistiche, l’esempio di Caterina è quanto mai attuale; essere misericordia per gli altri può essere alla portata di tutti: chinarsi sulle tante ferite del mondo segnato dalla pandemia e essere preghiera per chi non ha più nemmeno la forza di rivolgere lo sguardo a Dio. Come ricorda papa Francesco: “tutto nasce da qui, dalla grazia di essere misericordiati. Da qui comincia il cammino cristiano. Se invece ci basiamo sulle nostre capacità, sull’efficienza delle nostre strutture e dei nostri progetti, non andremo lontano. Solo se accogliamo l’amore di Dio potremo dare qualcosa di nuovo al mondo.”
Pubblicato in IN DIALOGO
Fin dai primordi dell’umanità risuona la domanda di Dio alla sua creatura: “Dove sei?” (Gen 3,9).

La Quaresima ci è data come tempo per ripristinare la connessione a partire dall’“appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli”, come ci ricorda il messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2020. Si tratta di dare le nostre risposte e rivitalizzare le nostre domande.

La Parola di Dio ci manifesta le sue provocazioni, attese, progetti. Sono domande che vogliono superare il muro delle nostre paure, diffidenze, pigrizie, ottusità; e la parte non scritta della Bibbia è fatta delle personali risposte di ogni lettore o ascoltatore. “Chi ha orecchi per intendere, intenda” (Mc 4,9): solo chi capisce, cioè fa spazio all’alterità di chi parla, può rispondere.

Così anche le circostanze della vita personale e collettiva ci sollecitano a recuperare la nostra relazionalità umana, immagine di un Dio trinitario, chiamata a divenirgli somigliante proprio nella libertà di un dialogo non omologante ma aperto all’alterità.

I 40 giorni del cammino di Israele nel deserto sono così una metafora dei nostri percorsi di vita, a volte contorti e faticosi, a volte emozionati dall’esperienza dell’amore che ci accompagna.

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi” (papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2020).
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L’“Unione S. Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola” è una congregazione religiosa domenicana.
Siamo chiamate ad affiancare il cammino dei nostri contemporanei con lo studio e la preghiera e a cercare con loro le risposte evangeliche agli interrogativi di società complesse e multiculturali. 
Vogliamo perciò vivere in coerenza un cristianesimo di frontiera ed essere lievito e sale, che hanno poca visibilità ma fanno crescere e danno sapore. 
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