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Martedì, 24 Dicembre 2019 14:31

L'attesa del divino nella storia

Il bellissimo e profondissimo passo del Vangelo che la liturgia della vigilia di Natale ci ha offerto per la meditazione e la preparazione all’evento della notte Santa, ci può fare da guida a ripercorrere il cammino fatto e da fare. Leggiamo nelle parole del profeta Zaccaria, che ci tratteggia la vocazione del suo figlio Giovanni Battista, l’invito di Gesù a leggere gli eventi della storia con la luce della fede e scoprire in ogni evento presente e futuro la presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Nella mirabile sintesi che sgorga dal cuore di Zaccaria riguardante il mistero di Dio presente in ogni evento della storia possiamo trovare un programma di vita per ciascuno di noi.
Rilevo soltanto qualche atteggiamento interiore a cui l’avvento ci ha insistentemente richiamato per aiutarci a preparare l’accoglienza di Gesù dentro di noi.

1° Bisogno di lodare e benedire Dio per il dono della salvezza
Innanzitutto il bisogno di lodare e benedire Dio perché ha visitato e redento il suo popolo.
I motivi della lode: ha esercitato il suo potere attraverso l’investitura di uomini di tale popolo, chiamati a collaborare nel tempo al suo disegno di salvezza dell’uomo.

2. Il cammino della promessa e la giustificazione
La promessa del Signore viene da lontano; attraversa secoli di storia umana; si rinnova ogni volta che l’uomo viene a trovarsi nel rischio di soccombere di fronte ad ogni tipo di difficoltà.
Zaccaria ci ricorda che la promessa ha origine dalla Misericordia di Dio che vuole salvare il suo popolo, non sono i suoi meriti a salvarlo, e tuttavia Dio vuole avere l’uomo come collaboratore. L’uomo riceve il mandato e riceve la forza da parte di Dio di poterlo attuare. L’uomo può rimanere fedele alla promessa di salvezza soltanto se ricorda che da solo non può nulla. Dio è la sua unica forza per non soccombere al male.
Abramo, il capostipite di tutti i credenti, ha creduto alla promessa senza opporre resistenza. Si è aperto all’amore misericordioso di Dio senza pretendere prove sicure e senza fare affidamento su certezze umane. Alla chiamata risponde lasciando la sua terra e fidandosi della promessa fatta a lui e alla sua discendenza. Per questo ha meritato il titolo di Padre di tutti nella fede. Uomo giusto per eccellenza perché si è abbandonato al volere di Dio senza esitazione ed ha riposto nel volere di Dio tutto il progetto di vita.
L’uomo giusto è chi vive di fede e compie la volontà di Dio senza resistenze.
Il cammino che fa il popolo eletto, comincia da un atto di fede.

3° Le tappe di realizzazione della promessa
La liturgia ce le ha fatte passare in rassegna nelle scorse settimane. Sono tappe che si concretizzano nelle umane vicende di un popolo che, nonostante le promesse, registra cadute e tradimenti. La presenza di Dio si fa manifesta con la chiamata di uomini prescelti da Dio e mandati per aiutare a leggere con occhi di fede le vie di conversione e di ritorno al Signore. Giganteggia in questo progetto di amore di Dio la voce dei profeti, in particolare Isaia, che ci ha fatto compagnia a lungo per risvegliare nei nostri cuori il desiderio di Dio, la certezza del suo amore per noi, la strada per ritornare a Lui e la gioia di poterlo sentire presente in mezzo a noi.
Ai profeti dobbiamo con gratitudine riconoscere con quanta sofferenza e con quale doloroso sacrificio hanno assolto il compito di mantenere desta nell’animo del popolo l’avvicinarsi del compimento della salvezza, e questa non solo per il loro popolo, ma per tutti gli uomini.

4° Il compimento della promessa attraverso la voce di Zaccaria
Il cantico di Zaccaria chiude in qualche modo il ciclo dell’attesa della promessa e ne annuncia il compimento, riconoscendo al figlio che Dio gli aveva concesso di avere nella sua vecchiaia e in quella di sua moglie Elisabetta il compito di spianare la via a Gesù che sta per calpestare, come Dio-uomo, le vie della Palestina. Lo sguardo è rivolto al Figlio della promessa, ma il contenuto riguarda già eventi che sono umani e divini nello stesso tempo; il compito di Giovanni è si quello di aprire le strade, ma per far passare colui “che è più grande di lui”.

Dalla liturgia di questo giorno ci trasferiamo a quella di questa notte. In quest’ultima settimana siamo state ripetutamente richiamati ad ascoltare la voce di Maria e di Elisabetta, e il dialogo senza voce ma attuato nella Parola tra i due nascituri – Gesù e Giovanni, anticipo del mistero che contempliamo questa notte.
Umano e divino si intrecciano in maniera inestricabile, Dio entra nell’umanità per redimerla, Maria ha offerto al Figlio di Dio il suo grembo per preparare una accoglienza di totale comunione con la sua anima e ci invita ad imitarla per ricompensare con un calore umano la freddezza della capanna di Betlemme.
Il mio augurio è che possiamo vivere questo periodo con i sentimenti di Maria, con la sua fede, speranza e carità, per credere fermamente che Dio ha dato anche a noi una forse piccola parte nell’annunciare al mondo la nascita del Figlio di Dio e per convincerci che Lui è sempre con noi; per questo nulla di ciò che accade può separarci dal suo amore.
Letto 281 volte Ultima modifica il Mercoledì, 25 Dicembre 2019 14:38

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